UNICITÀ
DELLE DISCIPLINE E SPECIFICITÀ DELLA MUSICA.
RIFLESSIONI
PEDAGOGICHE
Bisogni: Rappresentarsi mentalmente
il mondo. Pensare mondi possibili.
"Ehi, Johnny, esci da quel cartone
animato: la vita è un'altra cosa!"
Il periodo del liceo corrisponde
ad una fase avanzata dell'età evolutiva per quanto riguarda lo sviluppo
cognitivo (è il periodo del compiacimento per le operazioni formali)
e, viceversa, ad una fase cruciale, molto delicata, dello sviluppo socio
- affettivo e relazionale. Un aspetto problematico della nostra vita scolastica,
che investe soprattutto quanto attiene alla motivazione allo studio e al
lavoro scolastico, riguarda il fatto che, arrivati al liceo, gli accadimenti
importanti dello sviluppo socio-affettivo poco hanno a che fare con l'organizzazione
del curricolo e delle discipline, perché tutto, o quasi tutto, si
matura fuori dalle aule e, spesso e volentieri, fuori dalla scuola.
Per quanto riguarda lo sviluppo
cognitivo, vorrei iniziare ricordando che lo sviluppo dell'intelligenza,
del pensiero, ha a che fare con la capacità di crearsi delle
rappresentazioni mentali del mondo, dunque un corredo di modelli di
rappresentazione del mondo sufficientemente ampio, ricco e duttile per
poter rispondere ai problemi dell'adattamento e, in ultima analisi, della
sopravvivenza.
L'intelligenza, ci ricorda Gardner,
ha a che fare con la soluzione di problemi. Ora, l'adattamento,
la possibilità di orientarsi per capire quali mosse fare per vivere
e, possibilmente, per vivere felici, costituiscono dei problemi fondamentali,
che, a quest'età, cominciano a porsi con particolare evidenza.
In questa chiave, potremmo dire che le discipline del curricolo liceale
sono chiamate, tutte, a rispondere alla necessità di reperire modelli
per potersi rappresentare mentalmente il mondo, e anche per riuscire ad
intravedere
diversi modelli di mondi possibili.
In realtà è sempre
stato così, sin dall'inizio dello sviluppo cognitivo. Dapprima il
bambino ha utilizzato, per poter "afferrare" la realtà, degli schemi
senso motori e poi, via via, dei modelli sempre più simbolici e
formalizzati. In questo, il linguaggio ha un ruolo fondamentale: non solo
c'è uno stretto legame tra sviluppo del linguaggio e sviluppo dell'intelligenza
(rappresentazione del mondo), ma ogni linguaggio è, in fondo, un
modo diverso di rappresentarsi il mondo. L'ipotesi Sapir Whorf, secondo
la quale, per l'appunto, l'uso di un determinato linguaggio plasma la visione
del mondo e delle cose, e ne è plasmata, certo non riscuote più
oggi la credibilità di cui godeva una settantina d'anni fa, ma desta
comunque un certo fascino, tanto più se confrontata sulle più
recenti teorie sulle intelligenze multiple e sui diversi modi, per l'appunto,
di capire il mondo. E' affascinante, per esempio, pensare al latino come
ad una lingua in cui la parola , il suono, che si usa per designare una
cosa, o una persona, cambia a seconda del ruolo che quella cosa o persona
ha nel discorso, per cui Cesare, a Cesare, di Cesare, con Cesare sono
parole diverse, con un suono diverso, e invece all'inglese, in cui il suono
della parola non solo non cambia a seconda della posizione logica nella
frase, ma anche può essere indifferentemente soggetto, complemento
o predicato, visto che play vuol dire sia gioco che giocare..
Mi sembra dunque si possa dire che
l'unicità delle discipline ha a che fare con la constatazione che
ogni disciplina è chiamata a fornire dei suoi modelli, specifici,
di rappresentazione del mondo. Così, le scienze biologiche
ne forniscono alcuni, in base ai quali, per es., le specie e gli individui
possono essere descritti, modellizzati, per l'appunto, attraverso il loro
codice genetico e una serie di mutazioni in esso intervenute.
La geometria e la fisica idem. Pensiamo
alla descrizione di questa stanza. La letteratura, ovviamente.
Ogni disciplina ha dei suoi
modi di pensare e rappresentare il mondo
Ogni disciplina è un modo
di vedere ed esprimere il mondo, di fornirne delle modellizzazioni . Da
un lato abbiamo dei modelli che tendono a "semplificare" la realtà
in senso matematico, cioè a ridurre la complessità ad alcune
variabili fondamentali, a schematizzarla. Dall'altro, abbiamo invece dei
modelli "narrativi" o "teatrali", in cui la realtà non risulta schematizzata,
ma piuttosto raccontata o "messa in scena". Questo risale agli inizi della
sapienza occidentale.
Così, per esempio, tra i
pre-socratici, c'erano i pitagorici, per i quali il numero è la
sostanza delle cose e tutta la realtà può essere spiegata
sulla base di una serie di opposizioni fondamentali: es: pari/dispari,
limitato/illimitato.. e noi potremmo aggiungere: melodico/ritmico, armonico/contrappuntistico,
metrico/libero, e così via. Questi opposti sono conciliati da un
principio di armonia di cui massima scienza è la musica, che è,
in altre parole, una sorta di messa in forma numerica dell'universo e sappiamo
che la crisi dei pitagorici fu causata dalla scoperta dei numeri irrazionali,
dell'infinità incommensurabile
Così, ancora, sin dagli inizi
della cultura europea il teatro è un'altra forma, opposta, di modellizzazione
del mondo. Non per niente si parla, a proposito delle maschere teatrali,
di tipi. Le maschere sono dei modelli, dei tipi di uomini o di donne, con
cui ci si può confrontare anche a distanza di secoli. Recentemente
ho letto Plauto. Cfr. il servo dell'Anfitrione e il Leporello mozartiano:
parlano nello stesso modo!
Noctesque diesque adsiduo satis superque est
Alla musica appartengono entrambi
questi tipi di modellizzazione. Non solo, a me sembra ogni stile
musicale possa essere descritto in base a questa idea: il concerto grosso
vivaldiano, all'italiana, è, in senso logico- geometrico,
uno schema di rappresentazione del tempo, oltre che dei rapporti sociali.
Penso al 1^ mov. dell'Inverno e ad un'esecuzione del Concerto Italiano
che, da questo di vista, mi ha molto colpito, perché vi emerge con
straordinaria chiarezza il contrasto tra la lunga introduzione dell'orchestra
d'archi e del cembalo, che costruisce un paesaggio rigorosamente matrizzato
in quattro, con assoluta omoritmia di tutte le parti, appiattite sul continuo,
e invece la libertà ritmica assoluta, oltre che l'agilità
melodica e di movimento, delle parti del violino solista come concertino.
Uno potrebbe trovare in questo l'emblema dell'opposizione cartesiana tra
esprit
de geometrie ed esprit de finesse, o riconoscere, come dicevo,
un paesaggio sonoro, ma anche un paesaggio sociale, caratterizzato dall'opposizione
individuo/collettivo.
Pensiamo invece a un preludio d'opera,
verdiano o wagneriano. Prevale chiaramente la modalità di rappresentazione
narrativa, o teatrale. O meglio: uno può ascoltare il preludio del
Macbeth di Verdi con una prospettiva tassonomica, che si limita a riconoscere
la "parata" dei temi melodici che poi si presenteranno nel corso dell'opera,
ma può anche ascoltarlo - ed è quello che a me è accaduto
più facilmente proponendo l'esperienza a gruppi di età molto
diverse, riconoscendo una articolazione narrativa o teatrale: per l'appunto
il modello di rappresentazione del mondo che poi tutta l'opera servirà
a raccontare.
Modelli per pensare il tempo
Come sappiamo, la possibilità
di veicolare la rappresentazione mentale del tempo costituisce una caratteristica
specifica della musica, una vera e propria arma per la pedagogia musicale,
se si tien conto del fatto che la maturazione dell'abilità di pensare
il tempo avviene molto tardi rispetto ad altre. Già ne parlavo l'anno
scorso a proposito della scuola elementare. La rappresentazione mentale
del tempo storico è un obiettivo improponibile per un ragazzino
di 8/10 anni, a meno che non lo si provveda di ancoraggi referenziali,
di documenti ed esperienze attive che gli permettano di dare concretezza
a realtà che il suo pensiero ancora non è in grado di cogliere.
Ma anche a 15 / 17 anni la rappresentazione
del tempo storico costituisce una sfida. Gli adolescenti hanno ancora delle
difficoltà nella gestione del loro tempo: a pensarlo, a organizzarlo,
a "dargli senso". Non si spiegherebbe, altrimenti, il bisogno di "ammazzare
il tempo" davanti alla TV, o bighellonando in giro. Il tempo degli adolescenti
non è ancora quello frenetico e monetarizzato, da mercanti, dei
loro genitori, ma neanche quello spensierato, che affida totalmente alle
figure parentali la sua organizzazione, dei bambini. Per le mie figlie,
ammazzare il tempo significa allontanare le responsabilità, che
già conoscono e di cui hanno paura. La musica in cui si immergono
non ha tempo, perché è una continua reiterazione e una canzone
viene missata nell'altra senza soluzione di continuità. Non preoccuparti:
il tempo non finisce, sembra dire.
Ecco allora che assume un senso
tutto particolare l'idea di aiutare questi adolescenti ad immergersi, come
ascoltatori e/o come produttori, in paesaggi e viaggi musicali in cui assaporare
diverse forme e dimensioni del tempo. Ogni brano musicale è un paesaggio
sonoro, con un rapporto figura / sfondo, con un colore e una densità
caratteristici, ed è anche un viaggio, con un inizio, un percorso,
una fine, e, ancora, è lo specchio di una dinamica di gruppo
(cioè di una modalità di interazione tra parti sociali).
Penso al 3^ mov. della Musica
per archi, percussioni e celesta di Bartok, o alle altre in cui io
per la prima volta ho scoperto, ai miei tempi, il tempo non più
misurato e lo spazio non è più prospettico né ortogonale,
ma aperto ai brividi delle geometrie non euclidee: le parallele, da qualche
parte nell'universo, vanno ad incontrarsi.
Le mete del liceo
Torno al punto da cui ero partita.
Ragionando sui licei siamo allo stadio delle operazioni formali di Piaget.
Questa è l'età in cui l'esperienza scolastica deve fornire
dei modelli esportabili di relazione con il mondo, cioè di relazione
con se stessi, con gli altri, con gli eventi. Compiacimento degli adolescenti
per l'introspezione e l'analisi (chiamiamola) psicologica. Archana che
dice spesso e volentieri: "Secondo me ha fatto così, ma in realtà
voleva dire.", oppure "Quella è uno di qui tipi che." Tendenza alla
modellizzazione e alla categorizzazione.
Possiamo ripensare a Bruner e alla
sua teoria delle fasi dell'apprendimento: fase attivo / manipolativa, fase
iconica, fase simbolica. Considerandole nella prospettiva dell'insegnamento
musicale, penso possiamo dire che, nella scuola primaria, l'obiettivo è
la acquisizione di una banca dati, il più vasta possibile, di schemi
di manipolazione del suono - melodici, ritmico-motori, ritmico-grafici,
ritmico-verbali, formali, ecc.- ciascuno collegato ad incursioni "memorabili"
in repertori di diversa epoca, estrazione e "sapore". In altre parole,
nella scuola primaria al primo posto deve esserci il coinvolgimento nell'esperienza
musicale, lo sviluppo dell'attenzione uditiva e del senso ritmico, della
memoria musicale, anche attraverso l'esperienza motoria, grafica, gestuale,
.
Nella scuola media, l'obiettivo
è invece, forse, il passaggio alla fase di concettualizzazione,
di prima simbolizzazione e di organizzazione delle immagini uditive, la
scoperta del lavoro musicale in gruppi e della musica come strumento di
relazione e autocompiacimento collettivo, la acquisizione di consapevolezze
sulle proprie risorse di ascoltatori e di produttori di musica e sulle
proprie passioni, la acquisizione di chiavi per leggere in modo attivo
e creativo tutta l'esperienza sonora e musicale.
Nei licei, e soprattutto nei licei
musicali, diventa fondamentale la capacità, allenata sistematicamente,
di interrogare i testi musicali, di farne emergere subito le caratteristiche
strutturali e stilistiche, da correlare con le interpretazioni di cui li
facciamo oggetto. In altre parole, la capacità di simbolizzare (nel
senso bruneriano di mentalizzare e comunicare) gli schemi
individuati, traslandoli da una realtà all'altra, da una disciplina
all'altra. Trovare nella musica, come in qualsiasi altra disciplina, dei
modelli efficaci (esportabili / appropriabili / sufficientemente esplicativi)
di relazioni con il mondo, con gli altri, con se stessi. A proposito di
questo "saper interrogare il testo musicale", voglio leggervi alcune
righe della presentazione di Guglielmino al suo manuale di storia della
letteratura italiana per i licei: "Il sistema letterario". L'antologia
vi è presentata come una
". scelta di testi . nei quali
le passioni, le riflessioni e le vicende degli essere umani di un determinato
periodo storico vengono espressi in un particolare modo, obbedendo a regole,
convenzioni, "arte del dire" che le civiltà precedenti avevano elaborato.
E' la presenza di queste tecniche, di questa elaborazione formale che rende
"letterario" un testo."
E ancora
".Tutto, in un testo, ha la sua
importanza: .. la scelta della misura prosodica (un cantabile e leggero
settenario è ben diverso dal solenne e articolato endecasillabo),
così come la scelta della forma metrica (la canzone, non foss'altro
che per la sua lunghezza, ha "respiro" e ambizioni ben diverse dal sonetto);
anche le scelte lessicali sono significative.; la collocazione di una parola
all'inizio di un verso o alla fine non è casuale.
".L'educazione letteraria (educazione,
e non semplicemente informazione) non può significare altro che
la capacità di cogliere la fisionomia specifica di un testo,
di coglierne il sapore"
In più
"Un testo rispecchia certamente
-accettandola o modificandola, con un complesso rapporto di imitazione
e di innovazione- una plurisecolare elaborazione retorica e formale, ma
è anche altro: è l'espressione della visione del mondo, delle
idee, della sensibilità diffusa, dell'immaginario e del quotidiano
degli uomini fra i quali esso nasce. In un testo (o in una musica) vanno
perciò cercate anche queste cose, ossia le sue radici storiche,
le risposte che dà ai problemi e alle attese dei contemporanei.
Per questo l'approccio al testo non può prescindere dalla dimensione
storica".
Educazione al patrimonio
In questa prospettiva, la musica
rientra in quella che in una apposita commissione del Consiglio d'Europa
si chiama « Educazione al patrimonio », per la quale il patrimonio
culturale è "un insieme di risorse materiali e immateriali a
cui persone e comunità riconoscono un significato come testimonianza
dei propri valori, credenze, saperi e tradizioni". Il patrimonio culturale,
cioè, dà un'identità a territori e gruppi di popolazioni
che in esso si riconoscono.
Ma se il patrimonio è portatore
di identità, non per questo veicola un'immagine fissa e rigida di
passato. Per natura, invece, è il prodotto continuamente arricchito
di aggiunte successive e di una trasmissione. Spesso risulta dall'incrocio
nei tempi e dalla migrazione delle idee, delle persone e dei saperi.
Un particolare interesse, secondo
questa commissione del Consiglio d'Europa, nel suo documento più
recente, rivestono i patrimoni culturali "di frontiera". Cito dal
documento:
"La frontiera è un luogo
critico. Rispetto ad essa si è "di qua" o "di là". Inquieta,
perché è il luogo del confronto, dell'espansione e della
negazione, in cui trovano demarcazione le identità e i gruppi. Ma
essa anche attira e seduce perché è il luogo geometrico del
"tra i due", l'occasione dell'invito al viaggio, dello scambio e del superamento.
Senza dubbio in nessun luogo, come sulle frontiere, si stabilisce il confronto
delle identità attraverso lo spazio dell'Europa. L'identità
europea potrà essere meglio percepita in questi luoghi critici,
sensibili, in cui tutto diviene possibile dopo che si era creduto che tutto
vi fosse più difficile"
E il testo termina con una proposta
Ci sono ben pochi patrimoni in
Europa che non siano stati modellati o influenzati da altri patrimoni,
vicini o più lontani. Osservando da vicino la diversità
dei patrimoni sapendo ritrovare il loro senso, ci si offre l'occasione
di ritrovare un filo conduttore nel tempo e nello spazio, che ci permette
di identificare oggi il capitale umano e il potenziale culturale, al tempo
stesso, di territori e gruppi che condividono un'identità culturale.
In un'Europa che ancora cerca
il proprio legame sociale e il suo messaggio federatore (=costruttore di
alleanza) , la rilettura del patrimonio potrà offrire un itinerario
chiaro verso la coesione e la convivialità.
Per dirla con Ernst Bloch
«Nous avons la liberté
de subvertir notre histoire violente, en y retrouvant les signes d'un avenir
commun, précisément le type d'avenir collectif, pour l'Europe,
dont notre passé divisé et diviseur voulait fermement nous
priver»*
E' chiaro che la musica rientra
in questa idea di patrimonio. Una ipotesi suggestiva, che io credo ci competa,
anche per l'insistenza con cui si parla di identità europea nei
contenuti della scuola della riforma, diventa allora quella di esplorare
con la musica le zone "di frontiera", cercando i fili rossi che collegano
le varie esperienze dei popoli europei, ma anche che collegano le musiche
di oggi a quelle di ieri (es. i repertori di modi e formule dell'antifonario
gregoriano e la musica techno-dance o la struttura strofica a quattro versi
dell'innodia ambrosiana, diffusa in tutta Europa, attraverso il monachesimo,
già a partire dal sesto secolo, e le forme strofiche a quattro versi
della ballad inglese e americana
Esperienza dei laboratori nelle
medie superiori
Quando attivati in orario curricolare,
hanno indicato la possibilità di creare percorsi nuovi, utili a
vivificare un atteggiamento degli studenti tendenzialmente molto passivo,
permettendo di recuperare gusto per l'apprendimento e intervenendo, almeno
in parte, su un processo di massificazione abbastanza inquietante. Es.
dei percorsi "parole e note" al "Malpighi" di Roma: guida alla scoperta
dei propri mondi interiori e della possibilità di esprimerli, seguendo,
come fili rossi intorno ai quali intrecciare musiche e letture, alcuni
"luoghi" tipi della letteratura in lingua e in musica: Tristano e Isotta,
dal Tristano di Goffredo di Strasburgo a Wagner e ai gruppi di musica
celtica; il mare come occasione di viaggio interiore, da Coleridge agli
Iron Maiden, il tema della Follia nel '600, tra Erasmo, la Spagna e Corelli,
ecc.
La presenza, più frequente,
nell'orario extracurricolare ha mostrato la possibilità di
integrarsi facilmente con il territorio (Gallipoli) e la strada degli spazi
autogestiti, molto significativa, anche per la ricaduta che ha avuto sull'andamento
della scuola in generale.
Dall'esperienza di Gallipoli risulta
la pregnanza che luoghi di incontro musicale di questo tipo possono assumere
per l'intera vita della scuola, persino in spazi temporali quali le frange
orarie delle assemblee studentesche d'istituto, che al Nautico di Gallipoli,
anziché consumarsi miseramente per il progressivo venir meno dei
partecipanti o delle idee, più di una volta si sono autocelebrate
in una sessione di musica senegalese sui djembè.
Il laboratorio autogestito in orario
extracurricolare è dunque una possibilità, da considerare
congiuntamente a quella dell'organizzazione curricolare, per promuovere
la cultura giovanile iniziando con un primo passo estremamente importante,
che è il dar fiducia. Si tratta verosimilmente di costruire
dei ponti tra il modello della lezione frontale con guida adulta e la completa
autogestione, introducendo delle presenze "leggere" (un professore di altra
materia, un compagno più grande, un esterno, ..), che aiutino i
ragazzi, che in quest' epoca desiderano l'autonomia, ma hanno anche tanti
dubbi, a costruire i loro progetti. La scommessa, per il coordinatore,
diventa quella di creare contesti estetici, in cui, rispetto al
livello di abilità e conoscenze musicale di partenza dei ragazzi,
possa realizzarsi un salto di qualità e incunearsi un'emozione.
E' un po' quello che ha determinato il successo dell'esperienza di Gallipoli:
innestare nella curiosità e nella passione dei ragazzi per i djembè
suonati sulla spiaggia il confronto e lo studio con un vero maestro di
questo strumento e con un suo repertorio.
Gli O.S.A. del liceo musicale
Spero ci sarà possibile avanzare
qualche proposta per quanto riguarda gli OSA delle altre discipline del
nostro liceo.
Le finalità della scuola
plasmano infatti, necessariamente, anche i singoli contenuti disciplinari.
Per quanto riguarda la filosofia nel triennio (credo ci debba essere), penso il liceo musocale-coreutico debba selezionare con decisione l'ambito estetico, cioè la storia delle riflessioni sulla natura dell'arte e del bello, dall'antichità ai nostri giorni, mirando sia allo sviluppo delle conoscenze specifiche sull'argomento che dell'abilità di misurare le proprie idee e provvisorie convinzioni con quelle via via esaminate. Ovviamente lo studio delle idee sul bello porta con sè quello sul bene, sull'uomo, ecc., ma altra cosa è procedere a presentazioni "generalistiche" dei vari autori, e altra assumere una chiave di lettura preferenziale. Purtroppo, la dimensione estetica è affrontata solo marginalmente nei manuali di filosofia più in voga (per es. l'Abbagnano - Fornero), perchè gli autori, per loro esplicita dichiarazione, non potendo "dire tutto", preferiscono accordare maggiore attenzione a questioni che sono certamente più importanti (il rapporto tra immanenza e trascendenza, ecc.), ma che ugualmente potrebbero essere esposte e introdotte a partire dalle idee sul bello (si può parlare del Dio di Kant partendo dalla fine della Critica del Giudizio e dall'asserzione che "è bello ciò che è buono" e dalla parafrasi evangelica "cercate prima di tutto il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà dato in cambio").
Per quanto riguarda il latino, che credo debba stare in tutto il quinquennio, penso che una volta stabilite, nel biennio, le basi della sintassi, l'attenzione preferenziale vada assegnata alla lettura metrica dei testi, per la quale, normalmente, lo spazio nelle ore del liceo è minimo. Da questo punto di vista, nel liceo musicale, Ennio, Plauto, e l'innodia ambrosiana sono più importanti di Seneca e Cicerone (posto che conoscere le forme della retorica è fondamentale per un musicista, ma che è troppo ambizioso pensare di poter esaminare in una classe di liceo, in lingua, un'intera orazione di Cicerone e Quintiliano e la sua struttura. Oppure no?? Su questo dovrebbero esprimersi i docenti di latino!!
Per quanto riguarda la letteratura italiana, penso debba entrare anche nei contenuti della disciplina il riferimento, da noi inserito nel programma dell'ambito storico-sociale, ai percorsi di musica e letteratura, dunque alle forme e agli autori della poesia per musica (dal Petrarca del madrigale, al Leopardi del Coro di morti) e ai "luoghi" dell'immaginario comune ai due linguaggi (Tristano e Isotta, il notturno, ecc. ecc.), organizzati nel triennio secondo un percorso storico (almeno un percorso tematico di letture-ascolti incrociati in ognuno dei tre anni).
Analogalmente, per quanto riguarda la storia dell'arte, credo possiamo chiedere un'attenzione privilegiata all'iconografia musicale e coreutica, in cui si organizzi con percorsi storici e tematici la lettura dei generi icografici che convenzionalmente assegnano un posto alla rappresentazione di strumenti o danze (es: l'incoronazione della Vergine, dal medio evo ai nostri giorni).
* Référence à Ernst BLOCH cité par Peter WAGNER dans le recueil «Prospective: fonction du patrimoine culturel»