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LE RAGIONI
DI UN CONVEGNO
di Alessandra
Anceschi
docente di Educazione musicale,
supervisore del tirocinio SISS dell'Università di Bologna
Nonostante gli enormi passi compiuti
verso una difficile legittimazione dello statuto disciplinare della musica
nella scuola, si colgono da più parti i sentori di un possibile
recesso.
Le principali linee dell'intervento
discusso al convegno hanno portato ad indagare come e perché la
musica nel contesto della scuola secondaria di primo grado pare subire
o aver subìto posizioni di arretramento culturale e disciplinare
all'interno della scuola.
Le argomentazioni hanno individuato
alla base del disagio della disciplina un malessere che investe l'intero
corpo docente e che si sintetizza nella difficoltà del vivere la
quotidianità della realtà scolastica.
La caratterizzazione delle più
recenti vicende scolastiche ha preso forma dal rincorrersi sempre più
pressante di azioni di riforma prima annunciate, poi negate, poi successivamente
ridefinite; in conseguenza di ciò la presenza e il ruolo dell'insegnante
a scuola sono stati fortemente ridefiniti. Le scosse di assestamento che
ancora si annunciano sono, probabilmente, solo le prime di un lungo processo
di accomodamento.
Le argomentazioni hanno cercato
di inquadrare quanto l'insegnante, e dunque anche l'insegnante di musica,
si senta - all'interno del complesso e variabile sistema/scuola - sempre
più in bilico fra:
-
una scuola che forma/orienta e scuola
che individua ruoli;
-
una scuola della flessibilità
e scuola dell'immobilismo;
-
una scuola del rispetto dell'individualità
e scuola dell'esasperazione della differenza;
-
una scuola dell'unità dei saperi
e scuola della loro frantumazione.
A queste instabili premesse si aggiungono
le preoccupazioni che il faticoso inserimento della musica sta facendo
nascere nel contesto della scuola secondaria di secondo grado. Recenti
dichiarazioni di fonte ministeriale hanno annunciato l'ipotesi che - nel
ventilato riordino delle classi di concorso - vi potranno essere accorpamenti
degli insegnamenti. Uno di questi riguarderà per certo l'arte e
la musica ed è perciò evidente quanto la prospettiva metterebbe
in luce un'inevitabile disintegrazione dei labili fondamenti statutari
fin qui costruiti.
La domanda di fondo alla quale il
convegno ha cercato di dare risposte è se la musica possa continuare
ad essere definita una disciplina scolastica. A parziale risposta si sono
articolati, senza pretesa di alcun orientamento sistematico e paradigmatico,
i criteri per la definizione di disciplina scolastica con i quali si sono
messi a fuoco punti forti e punti deboli della disciplina.
I quattro livelli sono:
-
un livello fattuale, costituito dalla
definizione di un perimetro di conoscenze più o meno organiche (cioè
fatti, accadimenti, azioni e pensieri dell'uomo) indagato sulla base di
metodi di ricerca;
-
un livello endogeno, costituito da un
procedimento di sedimentazione compiuto attraverso il decorso storico che
abbia decretato questi "fatti" appartenenti ad un patrimonio di conoscenze
umane;
-
un livello esogeno, costituito da una
serie di assunti paradigmatici che abbiano sancito il valore culturale
di tali conoscenze, nel senso di averle individuate come indispensabili
a cogliere i significati dei fatti trascorsi e che accadono nel mondo;
-
un livello gnoseologico, costituito
dalla presenza di uno strutturato pensiero epistemologico e pedagogico
che abbia individuato il valore e il fondamento formativo dei contenuti
sulla base di quanto sopra.
Se, per quanto attiene ai primi due
punti, vi sono certezze che anche la musica possieda caratteristiche tali
da farla rientrare pienamente nei perimetri descritti, per i livelli successivi
la risposta non è altrettanto sicura.
Manca, crediamo, sia il riconoscimento
di una funzione ologrammatica della musica che consenta di vedere il tutto
da una piccola parte (e che rivendichi - per legittimarne la funzione culturale
- qualcosa di più di un semplice affiancamento alle altre discipline),
sia la ripresa della riflessione attorno alle funzioni formative e al modello
disciplinare della musica che, pur se largamente definito, rischia di non
essere più tanto riconoscibile se si guarda con occhio clinico alle
sembianze che questo ha assunto sui tanti sussidi di utilizzo didattico
(dai libri di testo, ai manuali di pronto uso) e nella consueta pratica
in classe.
Il lavoro, perché non si
perda un processo avviato e in stato di avanzata definizione, ha necessità
di essere ripreso e rinvigorito.
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