I BISOGNI FORMATIVI DEI DOCENTI DI EDUCAZIONE MUSICALE
Due vie per definirli:
A. chiederlo agli interessati: è ciò che ha fatto il nostro questionario.Formazione iniziale. Il primo bisogno di una società complessa come la nostra è che a stare in cattedra siano persone che abbiano scelto espressamente la professione di insegnante, che si siano formate a questa professione e, terzo elemento da non sottovalutare, che siano apprezzate per il loro ruolo sociale, siano dunque incoraggiate per quel che riguarda le opportunità di carriera e di progresso economico. Questo genere di bisogni è del tutto disatteso dalla nostra società.
B. chiederlo agli studenti, alle famiglie, alla società, ai pedagogisti: "quali le competenze necessarie a un insegnante? Quali sono possedute, quali no?" I bisogni formativi dell'insegnante sono la conseguenza dei bisogni formativi dello studente, del cittadino.
Formazione in servizio.
I bisogni sono essenzialmente tre.
1) Il primo è sentirsi protagonista a pieno titolo di un processo e una struttura educativi. Essere portatori, come insegnanti di musica, di valori unici, fondamentali, irrinunciabili. C'è bisogno di creare davanti all'opinione pubblica un'immagine forte e convincente della disciplina. La SIEM è sempre stata in prima linea in questo impegno. Ma perché l'impegno promozionale di un'associazione possa avere efficacia ancora maggiore occorre un forte appoggio della base. Una forte partecipazione alla vita dell'associazione professionale che la SIEM è da 36 anni.
A insidiare presso l'opinione pubblica l'immagine positiva dell'educazione musicale stanno due nemici mortali: da una parte l'accademismo nozionistico e tecnicistico, dall'altra il "riduzionismo ludico", il ridurre la musica a semplice passatempo, svago dagli impegni "seri" della scuola. Rischi entrambi molto vivi nelle pratiche correnti, e cause della scarsa stima che l'educazione musicale gode presso la società.2) Secondo ordine di bisogni: attrezzarsi di un arsenale di strumenti operativi che aiutino a costruire un alunno musicalmente sviluppato, in possesso di competenze significative. Qui entrano in gioco non solo i convegni ma tutte le attività di aggiornamento della SIEM, a cominciare dai corsi estivi. Si vogliono corsi non ridotti a fornitura di ricette spendibili il mese dopo, ma al tempo stesso si è consapevoli che i bei discorsi metodologici servono poco se non si sostengono con esempi pratici, con ricette "esemplificative". Obiettivo: recuperare la motivazione, l'interesse dei ragazzi, per i mille volti dell'esperienza musicale, per aiutarli a godere delle virtù che la musica, le musiche, non solo le poche imposte dai canali commerciali, possono regalare loro. Confortante il dato del nostro questionario, secondo cui, almeno in Emilia, il 60 % dei rispondenti concede spazi al cinema. Il cinema è solo un esempio di saldatura dell'esperienza musicale al vissuto del ragazzo, la vita in cui il ragazzo trova che la musica abbia un senso...
E' un esempio di immersione interdisciplinare della musica. L'interdisciplinarità non è un abito di cerimonia che si indossa in occasioni speciali dell'annata scolastica, è come una linfa che dà sostanza e credibilità all'intero processo dell'esperienza musicale. La musica parla: ci parla della vita, ci spiega meglio di tante chiacchiere per esempio certe ragioni della storia politica, certi atteggiamenti di civiltà diverse dalla nostra, certi ideali etici, certe realtà psicologiche, affettive, della condizione umana.
Lo fa come lo fanno le arti della visione o la letteratura. Ma bisogna anche dire forte che nessun affresco, nessuna scultura, nessun romanzo, nessuna poesia, è in grado di farci capire quello che può farci capire una pagina musicale. I sistemi simbolici (l'arte, la letteratura, la musica) sono sì confrontabili fra loro - e questo è un modo di fare interdisciplina - ma non sono rimpiazzabili l'uno con l'altro. Una collocazione interdisciplinare di questo tipo è quella che garantisce ai ragazzi la condizione principale perché loro possano accettare di seguirci nel nostro difficile lavoro: la motivazione, la carica di curiosità e di interesse a fare e a conoscere.
3) Terzo ordine di bisogni: competenze agguerrite sul terreno dei modelli organizzativi. Nella vecchia legislatura si prospettava una scuola di base nella quale l'insegnante di educazione musicale della scuola media sarebbe stato chiamato a collaborare con le sue colleghe della scuola elementare. La legge come sappiamo fu abrogata, ma l'ipotesi resta viva. La recente normativa per i licei, se verrà applicata, prevede spazi opzionali e spazi facoltativi per la musica. L'autonomia scolastica introduce cambiamenti organizzativi ai quali bisogna essere preparati: tanto più preparati gli insegnanti di musica, che non devono solo riempire quegli spazi, devono prima ancora difenderli dalla voracità delle discipline egemoni, il leggere scrivere far di conto. Rientrano in questa categoria i laboratori, i cui operatori la SIEM può assistere con progetti promozionali.