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QUALI TRAGUARDI
PER LA SCUOLA MEDIA?
di Rosalba Deriu
docente di Pedagogia musicale
al Conservatorio di Firenze, direttrice di Musica Domani
La
recente ricerca su rapporti fra gli adolescenti e la musica pubblicata
da EDT (Gasperoni, Marconi, Santoro 2004), contiene dati utili per valutare
la preparazione musicale fornita dalla scuola elementare e media. Scopriamo
ad esempio che il 40,9% dei 1210 ragazzi intervistati non ha mai fatto
o ascoltato musica alle elementari e addirittura un 31,4% non ha mai fatto
o ascoltato musica alle scuole medie. Inoltre un buon 25,8% non sa né
leggere la musica né suo-nare uno strumento e tutti ottengono risultati
assai bassi nella prova che chiede loro di colloca-re 10 importanti compositori
nel loro secolo di appartenenza.
Questi dati ci sollecitano a riflettere
su quali siano gli obiettivi di apprendimento che é ragio-nevole
attendersi vengano raggiunti al termine della scuola media. Obiettivi che
dovrebbero es-sere adeguati alle richieste del mondo in cui viviamo e nello
stesso tempo adeguate ai livelli di apprendimento dei nostri preadolescenti.
La questione é importante e di non facile soluzione: di fronte a
un mondo che cambia sempre più in fretta ciascuno di noi dovrebbe
poter disporre di un'attrezzatura culturale adeguata; d'altra parte proprio
la velocità dei cambiamenti cui assi-stiamo rischia di rendere in
breve tempo obsolete e vecchie le conoscenze che apprendiamo oggi a scuola.
E allora? Credo che una risposta a questo problema possa essere trovata
se si pensa l'insegnamento non tanto e non solo come trasmissione di conoscenze
ma come aiuto al-la formazione di competenze sufficientemente generali
da poter essere applicate in vari ambiti dell'esperienza musicale e capaci
esse stesse di generare nuove competenze.
Mi spiego partendo da un esempio.
In un'esperienza condotta con ragazzi
di scuola media (Deriu 2004) ho cercato di osservare la loro capacità
di orientarsi all'ascolto di un brano sapendo reperire i punti di passaggio
da una sezione all'altra e i rapporti esistenti fra una parte e un'altra.
In altri termini ho cercato di veri-ficare le capacità dei ragazzi
di questa fascia d'età di segmentare un brano sulla base della per-cezione
di contrasti e rotture, di utilizzare l'individuazione di elementi tematici
e le loro riappa-rizioni nel corso del brano per ricostruire la trama discorsiva
del brano musicale mettendo in relazione i diversi elementi percepiti e
sapendo attribuire a ciascuna parte individuata la propria funzione all'interno
del discorso musicale, distinguendo ad esempio fra introduzione, esposi-zione,
conclusione.
Le differenze che ho potuto notare
fra i ragazzi di prima e quelli di terza nella soluzione del compito proposto
sono davvero notevoli e mostrano che i ragazzi di terza sono molto più
bravi dei loro compagni di prima a individuare i punti di snodo del discorso
musicale e a ricostruire la struttura del brano ascoltato. Cerchiamo dunque
di capire su cosa si basa questa maggiore abilità.
Uno dei problemi essenziali messi
in luce dall'esperienza é quello relativo alla capacità di
sele-zionare gli elementi pertinenti per compiere la segmentazione del
brano musicale. La selezione é, evidentemente, un processo percettivo
che si basa sulle capacità della memoria e dell'attenzione. Ma tale
processo si basa anche sulle conoscenze e sulle aspettative derivate dalla
consuetudine con un certo repertorio. Si tratta di abitudini di ascolto
che aiutano a formu-lare delle ipotesi sul brano musicale che si sta per
ascoltare, a prevederne l'evoluzione, ad anti-ciparne la conclusione.
Inoltre la selezione degli elementi
sonori pertinenti, così come ogni processo percettivo, é
faci-litata dal possesso di un vocabolario specifico che, come ha ben mostrato
Sloboda (1988), aiu-tandoci a "etichettare" gli eventi percepiti, favorisce
la loro catalogazione e, in ultima analisi, la percezione stessa.
Credo si possa ragionevolmente sostenere che la formazione musicale ri-cevuta
dai ragazzi di terza consente loro di meglio orientarsi nel brano, grazie
alla possibilità di prevedere quello che succederà, facendo
ipotesi e anticipazioni. I ragazzi di terza mostrano non solo di saper
meglio usare le loro memoria e la loro attenzione ma di saperle anche incrementa-re
grazie al ricorso alle conoscenze possedute. La loro abilità percettiva
si appoggia sulle cono-scenze e ne esce rafforzata proprio in quanto sa
utilizzare efficacemente quelle stesse cono-scenze. I ragazzi di terza
mostrano dunque qui di saper mettere in campo una vera e propria competenza.
Il concetto di competenza
La competenza é una delle
parole-chiave delle Indicazioni nazionali per i piani di studio che la
pongono come obiettivo ultimo del processo di apprendimento.
Competenza é ciò che
si sa fare sulla base di un sapere acquisito. E' qualcosa di più
del posses-so delle conoscenze o del possesso delle abilità. É
un'abilità che conosce le proprie ragioni e sa darne conto e, viceversa,
un sapere che sa calarsi nella pratica. Il concetto di competenza ri-unifica
la tradizionale scissione fra conoscenze e abilità, fra sapere e
saper fare. Non nega l'importanza delle conoscenze, ma afferma che il valore
e il senso delle conoscenze sta nel sa-perle usare all'interno di contesti
definiti.
Il valore del concetto di competenza
sta inoltre in due aspetti fondamentali:
-
la competenza é un'abilità
capace di applicarsi a oggetti diversi da quelli in cui é stata
ini-zialmente messa in pratica.
-
la competenza é un'abilità
capace di applicarsi a contesti disciplinari diversi da quelli nei quali
essa é stata inizialmente acquisita.
-
Per tornare al nostro esempio, i ragazzi
di terza mostrano la capacità di saper selezionare gli e-lementi
pertinenti per ricostruire la trama discorsiva del brano ascoltato. Tale
abilità riposa su un paio di conoscenze fondamentali:
-
quelle relative alle modalità
con cui é generalmente strutturato un brano musicale;
-
quelle relative al vocabolario utile
a definire i fatti sonori percepiti.
-
In questo senso la capacità di
selezionare é propriamente una competenza, in quanto capace di applicarsi
a oggetti nuovi.
-
Ma nel comportamento dei ragazzi a che
ascoltano un brano musicale con il compito di coglie-re l'articolazione
interna di un brano é possibile osservare almeno altre due competenze:
-
la capacità attribuire senso
a ciò che si ascolta e di saper cogliere le relazioni fra senso
e strutture sonore. Anche in questo caso la capacità di attribuire
consapevolmente senso a una struttura musicale riposa sulle conoscenze
relative ai meccanismi comunicativi della musi-ca.
-
La capacità di strutturare ciò
che si sente, sapendo collocare gli elementi sonori percepiti all'interno
di una trama discorsiva organizzata gerarchicamente. É ciò
che consente di capi-re quale funzione ha ciascuna parte all'interno del
discorso musicale, e di individuare, ad esempio, i diversi ruoli assunti
da uno stesso elemento melodico che torna più volte nel corso del
brano e che può essere di volta in volta anticipazione, esposizione,
conclusione, transizione ecc. Anche in questo caso tale capacità
di basa sulle conoscenze che i ragazzi hanno dei diversi modi di organizzare
il discorso musicale, che funzionano come modelli e punti di riferimento
per strutturare il nuovo materiale sonoro con cui si trovano a contatto.
Selezionare, attribuire senso, strutturare
sono dunque tre competenze essenziali alla base di quella più generale
e complessa che consiste nel cogliere all'ascolto l'articolazione interna
del discorso musicale.
Per concludere
E' evidente l'interesse e l'utilità
della macro-competenza relativa al cogliere l'articolazione in-terna di
un brano per la formazione musicale dei ragazzi: di fronte a musiche diverse,
apparte-nenti ai repertori più vari, i ragazzi saranno capaci di
attivare delle condotte d'ascolto utili a compiere la ricognizione degli
aspetti formali del brano. Tale competenza non servirà forse per
tutti i repertori, ma permetterà di affrontare una larga parte dei
brani musicali, scolastici ed e-xtrascolastici, colti e popular, europei
e non.
La competenza relativa alla capacità
di cogliere un brano musicale come articolato in parti a-venti fra di loro
delle relazioni discorsive é dunque essenziale e fondante poiché
é generale e quindi ampiamente spendibile nell'esperienza culturale
nella quale ciascuno di noi si imbatterà nelle propria vita.
In secondo luogo é importante
sottolineare come le competenze relative a selezionare, attribui-re senso,
strutturare rappresentano propriamente delle competenze trasversali, che
é possibile ritrovare in diversi contesti disciplinari. Selezionare
come capacità di «osservare, percepire, de-limitare il campo
d'indagine, scegliere i dati pertinenti»; attribuire senso come «capacità
di leggere in senso lato e pertanto analizzare, inferire, decodificare,
interpretare»; strutturare come «mettere in relazione e in
rete, confrontare, falsificare le ipotesi, strutturare un modello aderen-te
ai dati selezionati» (D'Alfonso 2001 p.16): in ciascun contesto queste
tre competenze assu-mono significati e valori differenti perché
diversi sono i materiali cui si applicano, ma resta co-stante l'attrezzatura
cognitiva messa in gioco, una attrezzatura che si rafforza, si amplia e
si meglio definisce proprio nell'essere usata più e più volte.
Credo che uno dei compiti dell'educazione
musicale sia quello di identificare le competenze essenziali alla formazione
dei ragazzi di scuola media. Compito arduo, ma indifferibile.
BIBLIOGRAFIA
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D'ALFONSO Rossella, 2001, Una filosofia
dei nuovi curricoli della scuola riformata, in Colombo Adriano, D'ALFONSO
Rossella, PINOTTI Mario (a cura di), Curricoli per la scuola dell'autonomia,
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DE MAURO Tullio, 2004, La cultura degli
italiani, Laterza, Bari
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DERIU R., 2004, La comprensione della
forma musicale. Un'esperienza nella scuola media, in BIASUTTI M. (a cura
di), Atti del Symposio internazionale Psicologia e educazione musicale,
Padova 29-30 novembre 2004.
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GASPERONI Giancarlo, MARCONI Luca, SANTORO
Marco, 2004, La musica e gli adolescenti, EDT, Torino
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IMBERTY Michel, 1990, Le scritture del
tempo, Milano, Ricordi-Unicopli (ed. orig. Les écritures du temps,
Paris, Bordas, 1981).
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SLOBODA John A., 1988, La mente musicale,
Il Mulino, Bologna
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