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IL PUNTO DI
VISTA DELL'INSEGNANTE ABILITATO PRESSO LA SISS
di Leo Izzo
insegnante abilitato presso la
Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario
Il
tema che mi è stato chiesto di trattare, una valutazione del percorso
SSIS e della sua spendibilità nel mondo dell'insegnamento, non può
non tenere conto della situazione legislativa contingente. Infatti, secondo
l'indirizzo tracciato dall'ultima normativa in merito alla formazione degli
insegnanti di Musica, in poco tempo dovrebbe mutare radicalmente il panorama
nel quale io stesso mi sono venuto a formare come insegnante soltanto tre
anni fa. L'orizzonte che si profila prevede infatti l'accantonamento dell'esperienza
della SSIS ad indirizzo musicale. Credo quindi che la prima domanda a cui
rispondere non sia tanto "che cosa migliorare e perfezionare del percorso
SSIS", ma piuttosto "quali sono quei principi fondanti della SSIS la cui
perdita rappresenterebbe un danno per la formazione dei futuri insegnanti".
La mia riflessione parte quindi
da un assunto, ovvero un giudizio complessivo: l'istituzione delle Scuole
di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario è avvenuta sotto
criteri generali validi per la formazione degli insegnanti di tutte le
discipline e classi di concorso. Io ritengo che tale modello sia efficace,
progettato secondo criteri condivisibili e che risponda, nella sua strutturazione,
alle esigenze formative dei futuri insegnanti. Non è certo un sistema
perfetto e sono diversi gli ambiti che potrebbero essere rafforzati, o
centrati in modo più efficace sulla realtà della scuola di
oggi. Tuttavia si tratta, a mio parere, di potenziare e calibrare un meccanismo
che al momento della sua formulazione è stato ben progettato.
Credo che l'istituzione delle SSIS
abbia offerto all'educazione musicale un'opportunità importante,
rispondendo a due ordini di problemi: uno riguarda il ruolo dell'educazione
musicale nel mondo della scuola e il secondo la tradizionale divisione
nella formazione delle professionalità musicali tra l'asse conoscitivo
e quello pratico.
1. Per molti motivi l'educazione
musicale a scuola mi sembra spesso ancora percepita come una disciplina
"altra", come un sapere e - soprattutto - un saper fare con caratteristiche
tali da essere poco accessibile ai non specialisti. Un primo fattore che
contribuisce a ciò va cercato storicamente nel diverso percorso
di formazione degli insegnanti di educazione musicale rispetto alla maggior
parte delle altre discipline. Un secondo fattore è rappresentato
dalla pervasività della comunicazione mass-mediatica, soprattutto
in ambito musicale. Nella fascia d'età delle scuole secondarie inferiori
l'universo musicale coincide quasi del tutto con i prodotti effimeri dell'industria
discografica: in nessun altro ambito artistico l'insegnante deve confrontarsi
con processi di identificazione così forti nella vita degli adolescenti.
Tutto ciò fa sì che dal concetto prevalente di musica rimanga
trascurata la dimensione dell'ascolto, inteso come un modo per avvicinare
un oggetto culturale, interrogarlo, interpretarlo e comprenderlo.
Le istituzioni preposte alla formazione
degli insegnanti dovrebbero fornire ai futuri docenti, oltre che i saperi
disciplinari e didattici, gli strumenti per interagire con altre materie,
per condividere un medesimo linguaggio. L'istituzione delle SSIS non è
certo nata per rispondere a quest'esigenza, tuttavia, ponendo criteri e
percorsi formativi validi per tutte le discipline, ha in qualche modo risposto
ad un'esigenza propria dell'educazione musicale. La condivisione del percorso
formativo degli insegnanti di tutte le discipline è infatti il primo
fattore indispensabile per una più fruttuosa interrelazione dei
saperi e una più integrata collaborazione tra aree diverse. A tale
scopo il modello SSIS prevede che una parte del percorso sia comune a tutti
gli indirizzi:
-
l'acquisizione delle necessarie competenze
"nel campo pedagogico, metodologico-didattico e socio-antropologico";
-
una serie di attività laboratoriali
di simulazione didattica;
-
un articolato percorso di tirocinio
osservativo e pratico, durante il quale lo specializzando elabora, mette
in pratica (in una classe di scuola secondaria) e discute (in una tesi
finale) un proprio progetto didattico.
2. L'istituzione delle SSIS inoltre
colma una tradizionale lacuna della formazione musicale, ovvero la separazione
delle competenze relative agli assi della poiesis e dell'episteme tra Conservatori
e Università. Le modalità di iscrizione al corso SSIS (aperto
tanto ai diplomati al conservatorio quanto ai laureati in Musicologia)
e la formazione del corpo docente di indirizzo (proveniente sia dal mondo
dei Conservatori che da quello delle Università) hanno fatto sì
che si accostassero modelli, metodologie e saperi differenti e talvolta
divergenti. Il rischio più immediato di ciò può essere
la presenza di incongruenze nel percorso formativo; tuttavia se queste
sono il frutto di un dibattito tutt'ora in corso, sono certo da preferire
ad una visione dogmatica ed unilaterale.
Questa complementarietà delle
professionalità coinvolte nella docenza della SSIS-Musica risponde
all'esigenza di formare una figura completa di insegnante, che abbia una
frequentazione in prima persona con la musica praticata (eseguita, composta,
improvvisata) e che possieda (e sia in grado di elaborare) contenuti disciplinari
aggiornati e frutto di ricerca scientifica. Come è noto, i luoghi
tradizionalmente deputati alla formazione di queste competenze e conoscenze
sono nel primo caso i Conservatori e nel secondo i corsi di laurea in Musicologia
che hanno sede nell'Università.
Rimane ancora però un buon
margine di miglioramento per quanto riguarda l'attuazione del modello progettato,
soprattutto nel delicato passaggio che va dal momento dell'acquisizione
di saperi disciplinari e didattici a quello della loro applicazione nella
complessità del contesto scolastico. Io auspico quindi che in futuro
occasioni di dibattito come queste possano servire per far emergere i punti
deboli del percorso formativo della SSIS, le fratture tra la sua elaborazione
teorica e la sua applicazione, potendo però dare per scontate le
solide fondamenta che ne costituiscono il modello.
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