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LA PRASSI DIDATTICA DEI DOCENTI DI EDUCAZIONE MUSICALE

di Walter Pecoraro
docente di Educazione musicale, supervisore del tirocinio presso la Scuola Interuniversitaria Campana di Specializzazione all'Insegnamento secondario, membro del comitato scientifico del convegno

 
 I Programmi della Scuola Media del '79 hanno rappresentato per la Scuola Italiana una svolta culturale e didattica che ha interessato tutti gli ambiti disciplinari. Caratterizzati da un impianto teorico molto rigoroso e da alcuni fondamenti concettuali, i più importanti dei quali sono l'approccio comunicativo applicato a tutte le discipline, la centralità dell'educazione linguistica, l'attenzione alle caratteristiche e alle esigenze degli alunni, essi sono stati un elemento propulsivo importante di rinnovamento anche per la didattica musicale e hanno funzionato da apripista, sia sul piano più generalmente culturale che didattico e metodologico per tutto il percorso scolastico, dalla scuola dell'infanzia al conservatorio e all'università.
Eppure a distanza di oltre 25 anni da quella data non esistono, per quanto ci è dato di sapere, documentazioni oggettive su quelli che sono stati i cambiamenti, in termini di prassi didattica, che hanno interessato i docenti di educazione musicale.
Talvolta, non si sa effettivamente se il rinnovamento sia stato radicale o solo di facciata, se abbia coinvolto la popolazione più ampia dei docenti o abbia interessato solo una minoranza illuminata, se quei principi, quelle finalità e quelle indicazioni metodologiche della disciplina educazione musicale sopravvivano nella cultura e nelle strategie educative dei docenti o magari sono soppiantati da diversi approcci e da mutate centralità.

Lo scenario delle prassi didattiche è stato sempre il lato oscuro del pianeta scuola nonostante i vari e diversi tentativi, anche normativi, di rendere trasparente e misurabile questo aspetto che rappresenta un elemento cruciale ai fini della qualità della scuola nel suo insieme.
Non abbiamo certo la presunzione che i risultati della ricerca presentata al convegno di Rimini possano rendere tutto chiaro e comprensibile. Troppi sono i motivi per cui le pratiche di insegnamento sfuggono alla possibilità di una chiara rappresentazione: motivi intrinseci alla complessità dell'attività stessa che coinvolge fattori di carattere formativo, culturale e psicologico legati alla figura dell'insegnante, motivi estrinseci come quelli correlati alle tante variabili determinate dal setting in cui l'insegnamento si svolge e di cui la variabile più complessa è rappresentata sempre dalla centralità e dall'individualità dell'alunno.

Se uno sguardo su questo universo è importante in generale, da diversi punti di vista sia teorici che applicativi, tanto più lo è per un'associazione come la SIEM che, occupandosi statutariamente della formazione e dell'aggiornamento dei docenti non può fare a meno di una conoscenza sempre più articolata e precisa delle pratiche didattiche attualmente in essere in ambito musicale nella scuola 'di mezzo', ovvero in quel contesto scolastico in cui più che in ogni altro si sono delineati e rafforzati i principi e le finalità della disciplina musicale. Anche perché lo stato dell'arte nell'insegnamento dell'educazione musicale è strettamente legato in un rapporto di causalità con l'emergere dei bisogni formativi e quindi con le possibilità di offerta di formazione e sostegno in questa direzione.

La ricerca che la SIEM ha disegnato ha preso spunto da un seminario svolto presso la SSIS, Università di Napoli, da un gruppo di specializzandi nella classe di abilitazione A032, Musica e Spettacolo. I dati raccolti in quella esercitazione erano numericamente e strutturalmente molto più esigui e   riguardavano soltanto la prima parte della ricerca attuale, non quella sui bisogni formativi degli insegnanti. Pur tuttavia l'indagine è stata utile, in qualche modo, sia nella fase di prericerca, come fonte di informazioni preliminari necessarie, che come pretest, ossia come mezzo di verifica del grado di adeguamento dello strumento prima dell'elaborazione della versione definitiva.
La ricerca attuale è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario autoesplicativo a un campione rappresentativo di insegnanti di musica (educazione musicale). Il questionario è stato curato, nella parte riguardante la prassi didattica, dal Comitato Scientifico del convegno (coordinatrice: Alessandra Anceschi; componenti: Manuela Caltavaturo, Fausto Ciccarelli, Arlena Stringo, Walter Pecoraro) e nella parte riguardante i bisogni formativi dalla Commissione Scientifica per i Corsi Nazionali di Formazione e Aggiornamento (coordinatrice Maddalena Patella; componenti: Alessandra Anceschi, Marina Callegari, Carlo Delfrati, Anna Maria Prinzivalli).
Dal momento che l'errore nei dati, imputabile al campionamento, decresce in modo non lineare al crescere dell'ampiezza del campione, non è stato necessario utilizzare un campione molto esteso che avrebbe comportato problemi logistici di difficile gestione sia operativa che finanziaria: dal punto di vista teorico, infatti, non viene considerato riduttivo, in una ricerca, operare su un contesto territoriale ristretto; anzi, tendenzialmente, ciò aumenta le probabilità che i risultati siano generalizzabili alla popolazione di riferimento.
Per questi motivi si è optato per un campionamento a "grappoli" o "a gruppi" (cluster sampling) che, semplificando l'esecuzione della ricerca, ha valorizzato l'esistenza di raggruppamenti precostituiti in base alla suddivisione regionale restringendo così l'indagine in due regioni, l'Emilia Romagna e la Campania, diverse tra loro non solo dal punto di vista geografico ma anche sociale e culturale.
Questa scelta ha avuto l'ulteriore vantaggio di poter utilizzare i dati raccolti nelle diverse aree come gruppi di confronto reciproco.

Il questionario è stato articolato nelle seguenti sezioni: I. Dati descrittivi; II. Esperienze didattiche e professionali; III. Pratica didattica; IV. Organizzazione didattica; V. Bisogni formativi.
In appendice è riportata la Tabella dei dati complessivi, insieme al testo integrale del questionario, mentre si rinvia, per la disamina dell'indagine, al prossimo numero di Musica Domani, che nello Speciale Convegno dedica ampio spazio a tutte le tematiche.
Vale la pena ricordare ora che, pur esistendo problemi o dubbi sulla validità assoluta delle risposte, dovuti alla dispersione di molteplici informazioni difficili da classificare e ad altri aspetti che sempre interferiscono in una qualsiasi indagine sul campo, ciò nonostante è possibile ritenere che i risultati rappresentino uno strumento utile per capire meglio cosa, come e quanto si fa nell'insegnamento musicale e, ancora, quali sono i bisogni formativi per migliorarne le pratiche. Questa convinzione è confortata da un dato importante che costituisce un indubbio elemento di validazione del campione, ovvero la larghissima omogeneità, addirittura sorprendente, dei risultati tra le due regioni prese a campione, non solo in termini di ordine gerarchico nella scala delle opzioni di risposta, ma anche in termini percentuali.
Fornendo indicazioni generali, non l'identikit del docente standard, ma un panorama di quelli che sono i comportamenti più comuni nelle aule scolastiche, è auspicabile che la portata della ricerca non si esaurisca con la sua presentazione al convegno, ma vada ben oltre, costituendo prezioso materiale per ulteriori riflessioni e studi nelle mani di ricercatori, legislatori, autori di testi, animatori, operatori, organizzatori di formazione e aggiornamento, docenti.



Il questionario
I risultati dell'indagine

Per tutti gli aspetti di metodo e per le questioni teoriche implicate in questa ricerca ci si è avvalsi di molti suggerimenti del prof. Giancarlo Gasperoni, che con l'occasione si ringrazia. Va da sé che chi scrive è unico responsabile di imprecisioni o inesattezze. Particolare riconoscenza va ad Andrea Paolucci e a Maddalena Patella che hanno effettuato tutte le tabulazioni dei questionari.


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