LA PRASSI DIDATTICA DEI DOCENTI DI EDUCAZIONE MUSICALE
Lo scenario delle prassi didattiche
è stato sempre il lato oscuro del pianeta scuola nonostante i vari
e diversi tentativi, anche normativi, di rendere trasparente e misurabile
questo aspetto che rappresenta un elemento cruciale ai fini della qualità
della scuola nel suo insieme.
Non abbiamo certo la presunzione
che i risultati della ricerca presentata al convegno di Rimini possano
rendere tutto chiaro e comprensibile. Troppi sono i motivi per cui le pratiche
di insegnamento sfuggono alla possibilità di una chiara rappresentazione:
motivi intrinseci alla complessità dell'attività stessa che
coinvolge fattori di carattere formativo, culturale e psicologico legati
alla figura dell'insegnante, motivi estrinseci come quelli correlati alle
tante variabili determinate dal setting in cui l'insegnamento si svolge
e di cui la variabile più complessa è rappresentata sempre
dalla centralità e dall'individualità dell'alunno.
Se uno sguardo su questo universo è importante in generale, da diversi punti di vista sia teorici che applicativi, tanto più lo è per un'associazione come la SIEM che, occupandosi statutariamente della formazione e dell'aggiornamento dei docenti non può fare a meno di una conoscenza sempre più articolata e precisa delle pratiche didattiche attualmente in essere in ambito musicale nella scuola 'di mezzo', ovvero in quel contesto scolastico in cui più che in ogni altro si sono delineati e rafforzati i principi e le finalità della disciplina musicale. Anche perché lo stato dell'arte nell'insegnamento dell'educazione musicale è strettamente legato in un rapporto di causalità con l'emergere dei bisogni formativi e quindi con le possibilità di offerta di formazione e sostegno in questa direzione.
La ricerca che la SIEM ha disegnato
ha preso spunto da un seminario svolto presso la SSIS, Università
di Napoli, da un gruppo di specializzandi nella classe di abilitazione
A032, Musica e Spettacolo. I dati raccolti in quella esercitazione erano
numericamente e strutturalmente molto più esigui e riguardavano
soltanto la prima parte della ricerca attuale, non quella sui bisogni formativi
degli insegnanti. Pur tuttavia l'indagine è stata utile, in qualche
modo, sia nella fase di prericerca, come fonte di informazioni preliminari
necessarie, che come pretest, ossia come mezzo di verifica del grado di
adeguamento dello strumento prima dell'elaborazione della versione definitiva.
La ricerca attuale è stata
condotta attraverso la somministrazione di un questionario autoesplicativo
a un campione rappresentativo di insegnanti di musica (educazione musicale).
Il questionario è stato curato, nella parte riguardante la prassi
didattica, dal Comitato Scientifico del convegno (coordinatrice: Alessandra
Anceschi; componenti: Manuela Caltavaturo, Fausto Ciccarelli,
Arlena
Stringo, Walter Pecoraro) e nella parte riguardante i bisogni
formativi dalla Commissione Scientifica per i Corsi Nazionali di Formazione
e Aggiornamento (coordinatrice Maddalena Patella; componenti: Alessandra
Anceschi, Marina Callegari, Carlo Delfrati, Anna Maria
Prinzivalli).
Dal momento che l'errore nei dati,
imputabile al campionamento, decresce in modo non lineare al crescere dell'ampiezza
del campione, non è stato necessario utilizzare un campione molto
esteso che avrebbe comportato problemi logistici di difficile gestione
sia operativa che finanziaria: dal punto di vista teorico, infatti, non
viene considerato riduttivo, in una ricerca, operare su un contesto territoriale
ristretto; anzi, tendenzialmente, ciò aumenta le probabilità
che i risultati siano generalizzabili alla popolazione di riferimento.
Per questi motivi si è optato
per un campionamento a "grappoli" o "a gruppi" (cluster sampling) che,
semplificando l'esecuzione della ricerca, ha valorizzato l'esistenza di
raggruppamenti precostituiti in base alla suddivisione regionale restringendo
così l'indagine in due regioni, l'Emilia Romagna e la Campania,
diverse tra loro non solo dal punto di vista geografico ma anche sociale
e culturale.
Questa scelta ha avuto l'ulteriore
vantaggio di poter utilizzare i dati raccolti nelle diverse aree come gruppi
di confronto reciproco.
Il questionario è stato articolato
nelle seguenti sezioni: I. Dati descrittivi; II. Esperienze didattiche
e professionali; III. Pratica didattica; IV. Organizzazione
didattica; V. Bisogni formativi.
In appendice è riportata
la Tabella dei dati complessivi, insieme al testo integrale del questionario,
mentre si rinvia, per la disamina dell'indagine, al prossimo numero di
Musica Domani, che nello Speciale Convegno dedica ampio spazio a tutte
le tematiche.
Vale la pena ricordare ora che,
pur esistendo problemi o dubbi sulla validità assoluta delle risposte,
dovuti alla dispersione di molteplici informazioni difficili da classificare
e ad altri aspetti che sempre interferiscono in una qualsiasi indagine
sul campo, ciò nonostante è possibile ritenere che i risultati
rappresentino uno strumento utile per capire meglio cosa, come e quanto
si fa nell'insegnamento musicale e, ancora, quali sono i bisogni formativi
per migliorarne le pratiche. Questa convinzione è confortata da
un dato importante che costituisce un indubbio elemento di validazione
del campione, ovvero la larghissima omogeneità, addirittura sorprendente,
dei risultati tra le due regioni prese a campione, non solo in termini
di ordine gerarchico nella scala delle opzioni di risposta, ma anche in
termini percentuali.
Fornendo indicazioni generali, non
l'identikit del docente standard, ma un panorama di quelli che sono i comportamenti
più comuni nelle aule scolastiche, è auspicabile che la portata
della ricerca non si esaurisca con la sua presentazione al convegno, ma
vada ben oltre, costituendo prezioso materiale per ulteriori riflessioni
e studi nelle mani di ricercatori, legislatori, autori di testi, animatori,
operatori, organizzatori di formazione e aggiornamento, docenti.
Per tutti gli aspetti di metodo e per le questioni teoriche implicate in questa ricerca ci si è avvalsi di molti suggerimenti del prof. Giancarlo Gasperoni, che con l'occasione si ringrazia. Va da sé che chi scrive è unico responsabile di imprecisioni o inesattezze. Particolare riconoscenza va ad Andrea Paolucci e a Maddalena Patella che hanno effettuato tutte le tabulazioni dei questionari.