È presente
sul sito www.istruzione.it il documento
di lavoro del MIUR che presenta i quadri orari dei futuri otto licei.
Preso atto di quelli del liceo musicale e coreutico, per il quale varrà la pena soffermarsi sugli obiettivi specifici d'apprendimento quando saranno resi pubblici, la SIEM esprime la propria delusione e sconforto nel notare che non è prevista nemmeno un'ora di musica in nessuno dei licei non musicali.
Nemmeno un'ora nel
liceo delle Scienze umane, là dove tradizionalmente è sempre
stata presente.
Nemmeno un'ora nel
liceo tecnologico dove, giustamente, sono presenti le "tecniche di rappresentazione
grafica e comunicazione visiva". E le tecniche musicali con la relativa
comunicazione musicale? Come dire che i futuri esperti di informatica sapranno
come rappresentare e comunicare con i segni, ma non con i suoni.
Nemmeno un'ora nel
liceo artistico, mentre, giustamente, la storia dell'arte visiva è
presente in tutto il quinquennio del liceo musicale e coreutico.
Nemmeno un'ora nel
liceo classico e nel liceo scientifico, dove persiste il silenzio della
cultura musicale a fianco delle presenti culture letteraria e visiva. Non
è questa la formazione del cittadino europeo che auspichiamo.
La SIEM contesta al Ministro dell'Istruzione Letizia Moratti un miope e sordo progetto di riforma della scuola dove la musica è destinata solo ai musicisti, come se la storia dell'arte fosse destinata solo ai pittori e agli scultori.
Nel contempo le università
e i conservatori polemizzano tra loro su chi debba formare i futuri insegnanti
di musica: ma per quale scuola, se la musica non c'è? Su quali competenze
si pensa d'innestare capacità didattiche se nella formazione degli
allievi, dopo la scuola media (oggi scuola secondaria di primo grado),
c'è un vuoto di cinque anni di mancato ascolto dei capisaldi della
civiltà musicale, mancata attività vocale o strumentale,
mancata conoscenza della teoria musicale?
La SIEM, pur manifestando
soddisfazione per la presenza del liceo musicale all'interno del progetto
di riforma, ribadisce tuttavia la convinzione che è inutile formare
competenti musicisti se la società italiana non sarà formata
culturalmente per capire e apprezzare la musica.
Annibale Rebaudengo
a nome del direttivo
nazionale SIEM