
Riflessioni e proposte per un curricolo musicale
Maurizio Della Casa
Il presente testo e' stato pubblicato su "Musica Domani" n. 108 (Settembre 98); e' nato come intervento per il Convegno Nazionale SIEM "La musica nella scuola riformata" (Paestum, 98).
Alcuni presupposti
Intendo svolgere, in questo intervento, alcune riflessioni sulla elaborazione di un curricolo continuo di educazione musicale, nella prospettiva della riforma dei cicli scolastici. Quanto andrò dicendo ha come presupposto due condizioni:
Musica e educazione alle arti
Si può pensare di delineare un curricolo di educazione musicale che si snodi senza fratture attraverso i diversi livelli scolastici, dalla scuola di base alla secondaria superiore, a patto che assumano premesse unitarie, tali da garantire la continuità e la coerenza del percorso d'insieme. Queste premesse riguardano, in primo luogo, il concetto di educazione musicale, il ruolo formativo che si riconosce a questa disciplina e le finalità di ordine più generale che ci si propone di perseguire per suo mezzo, pur nella differenziazione dei diversi stadi. Su questi aspetti si sono spesi fiumi d'inchiostro, ma non sarà inutile un tentativo, anche se sommario, di puntualizzazione. Anzitutto, credo che si debba partire dalla considerazione di un contesto più ampio, quello della educazione alle arti (o alle discipline linguistico-espressive, come spesso si dice) in cui la musica trova la propria collocazione naturale. In questa "area del sapere", la musica non è isolata, ma concorre con altre materie, come le arti visive o il teatro (ma non dimenticherei l'educazione letteraria) a sviluppare un insieme significativo di attitudini, saperi, abilità. Se ci si chiede qual è l'apporto formativo che le arti possono dare alla crescita dei giovani, la prima risposta che viene in mente è che le arti hanno un valore intrinseco. Attraverso l'esperienza artistica, sia di tipo produttivo che ricettivo, il soggetto affronta difatti esperienze estetiche ed emotive insostituibili, che ne allargano l'orizzonte umano, aggiungendo profondità e significato alla sua vita. Ma vi sono molti altri aspetti da tenere presenti. Mi limiterò a sottolinearne alcuni :
Componenti fondamentali del curricolo musicale
Se si ritiene che l'orizzonte in cui si muove l'educazione alle arti, e quindi l'educazione alla musica che ne è parte, debba essere quello che ho sommariamente illustrato, ne consegue che un approccio corretto all'insegnamento della musica dovrà tener conto di tre assi fondamentali:
Che la presenza
e l'integrazione reciproca di queste tre componenti sia essenziale in un curricolo
di educazione musicale è oggi generalmente condiviso a livello internazionale.
Se diamo uno sguardo, difatti, ai programmi e ai progetti curricolari di paesi
come l'Inghilterra, la Francia, gli USA, il Canada, per non dire di altri ancora,
vediamo che in tutti i casi si respinge l'idea che l'insegnamento musicale debba
limitarsi al solo approccio auditivo, o storico, o creativo. Non diversamente
da quanto avviene per la lingua o per le scienze, gli studenti debbono essere
invece attivamente impegnati in programmi integrati, che includono la pratica
operativa come la riflessione, la produzione come l'analisi.
E' in questa ottica, d'altra parte, che si muove attualmente, anche nel nostro
paese, l'insegnamento della musica nelle scuole elementari e medie. E si può
dare per scontato che i programmi della scuola "di base", nel futuro assetto
delle nostre istituzioni scolastiche, si atterranno alla medesima logica.
Le cose non sono così semplici, invece, per i livelli successivi, ossia il triennio
di completamento dell'obbligo e la secondaria superiore. Vi è una opinione diffusa,
infatti, che vorrebbe limitare l'insegnamento musicale alla sola componente
storico-critica, opinione che trova giustificazione nella oggettiva difficoltà
di attivare esperienze musicali di tipo pratico a questi stadi, a causa soprattutto
dei prevedibili limiti d'orario che sembrano stroncare sul nascere ogni velleità
in questa direzione. Non si deve dimenticare in proposito che un curricolo musicale
esteso e a più dimensioni è possibile in paesi come gli Stati Uniti, in quanto
nelle high schools solo poche materie sono obbligatorie: tutte le altre
vengono scelte liberamente dagli studenti, seguendo i loro interessi e i consigli
degli insegnanti. Gran parte dell'orario è riempita, appunto, da queste materie,
fra le quali la musica. Non sappiamo ancora come sarà strutturata, da questo
punto di vista, la scuola italiana del futuro. In ogni caso, riflettendo sul
problema, mi sono convinto che se la musica deve far parte del programma di
studi delle superiori, non potrà figurarvi a mezzo servizio. La logica educativa
che presiede ai livelli precedenti dovrà rimanere, nelle sue linee portanti,
la stessa, perchè è questo il modo migliore per assicurare la continuità e la
coerenza del percorso formativo d'insieme. Enunciato questo principio, occorre
però studiarne la fattibilità, trovando soluzioni convincenti e realistiche
che tengano conto dei problemi ai quali ho accennato. Tenterò, di seguito, di
avanzare qualche ipotesi.
Obiettivi generali e continuità
Se si assume
che l'impianto curricolare della educazione musicale, nei vari stadi in cui
si articola, debba essere coerente e unitario, e che ciò comporti che alla base
di tutto il percorso vi sia una stessa concezione della educazione musicale
e delle sue finalità, ne consegue che debbono essere perseguiti di livello in
livello, anche se in modi e con profondità differenti, i medesimi obiettivi
generali.
Nell'attuale
dibattito pedagogico, specie in paesi come gli USA, si preferisce oggi parlare
di standard. Gli standard, come gli obiettivi, definiscono che cosa gli
studenti dovrebbero sapere ed essere capaci di fare, al termine di un ciclo
di insegnamento. Utilizzando il termine standard, si vuole però mettere in rilievo
il loro valore di riferimento unitario per le varie realtà scolastiche, di traguardo
comune al di là delle specificità territoriali e dell'autonomia progettuale
che nei paesi anglosassoni, come sappiamo, è stata sin qui (e continua ad essere,
anche se con qualche ripensamento) molto marcata.
Gli obiettivi, o standard che dir si voglia, si ramificano in modo gerarchico.
In alto stanno gli obiettivi più generali, che dovrebbero applicarsi tutti i
livelli scolastici. Più sotto vi sono gli obiettivi più particolari in cui i
primi si articolano, e che variano di ciclo in ciclo così da risultare opportunamente
calibrati. Un primo passo per elaborare un percorso curricolare unitario è dunque
quello di definire una mappa essenziale di obiettivi generali che possano costituire
l'intelaiatura di base sulla quale si potrà poi intessere la trama più fine
degli obiettivi specifici di ciascun stadio. Alla luce di quanto è stato detto
più sopra, e guardando ai suggerimenti che possono venirci dalle esperienze
e dai progetti di altri paesi, credo che un quadro ragionevole da cui partire
possa essere il seguente:
Come si vede, i primi tre obiettivi si riferiscono all'asse produttivo, gli obiettivi 5, 6 e 7 all'asse della fruizione-comprensione, gli obiettivi 8 e 9 all'asse storico-contestuale. L'obiettivo 4 riguarda invece una competenza linguistica trasversale che è ingranata con tutti gli assi.
La modulazione degli obiettivi in relazione ai cicli
Ho parlato sin
qui di obiettivi generali, sottesi all'intero percorso educativo. Occorre ora
vedere come è possibile passare alla elaborazione dei curricoli specifici dei
vari cicli, attraverso una modulazione degli obiettivi che risulti adeguata
a ciascun livello.
Prima di affrontare questo problema, è opportuno peraltro premettere una distinzione
fra il curricolo di base, al quale sin qui mi sono riferito, e i curricoli,
invece, in senso più stretto.
Per curricolo di base intendo un impianto di carattere generale, che definisce
i traguardi comuni alle diverse realtà scolastiche, e trova la propria collocazione
più ovvia in un programma ufficiale. Esso riporta, in forma essenziale, gli
obiettivi fondamentali da raggiungere, suggerisce alcune linee metodologiche
orientative, fornisce indicazioni circa le aree tematiche in cui operare.
I curricoli sono invece piani articolati e concreti che vengono elaborati dalle
singole scuole a partire dal precedente, tenuto conto delle specifiche situazioni
ambientali e culturali, degli alunni ai quali ci si rivolge, degli strumenti
e delle risorse disponibili. Va da sè che nel passaggio dal primo al secondo
viene attivato un processo di elaborazione, adattamento, mediazione e messa
a punto operativa in cui si esprimono le capacità progettuali dell'insegnante.
Le mie riflessioni riguardano evidentemente un curricolo musicale del primo
tipo, dunque un impianto generale di riferimento, che possa costituire l'ossatura
intorno alla quale andranno costruiti i curricoli di fatto dei diversi istituti.
Ho detto sopra che alla base dell'intero percorso formativo vi sono degli obiettivi
generali, ma che un curricolo di base, per quanto essenziale, deve entrare nel
merito dei diversi cicli, così da mettere a punto indicazioni che siano tarate,
in modo differenziale, su ciascun segmento del percorso scolastico.
Nella costruzione di curricoli mirati ai singoli livelli, peraltro, non sempre
si guarda ai soli obiettivi. Vi è chi preferisce occuparsi, difatti, di altri
aspetti, che ritiene maggiormente significativi. Avviene così che l'interesse
possa focalizzarsi, in modo preferenziale, su una delle seguenti componenti:
Dando la priorità
agli obiettivi, si indicano all'insegnante i traguardi ai quali mirare, lasciandogli
però la libertà di scegliere e organizzare, in rapporto alla situazione in cui
si trova, le modalità operative e gli ambiti di contenuto. Privilegiando le
attività o le tematiche, si suggerisce una prassi didattica ritenuta ottimale
o si cerca di indirizzare le scelte culturali. E' facile osservare, però, che
se non vi è a monte una chiara definizione dei risultati da raggiungere, la
proposta di metodi che aiutino gli studenti a conseguirli o di aree di contenuto
su cui impegnarsi rimane ambigua e poco efficace. Vi è il rischio, inoltre,
che si lasci ai docenti uno spazio ridotto per diversificare l'insegnamento,
in relazione ai bisogni di caso in caso riscontrati.
Credo che la soluzione più corretta, pertanto, sia quella di puntare anzitutto
ad una chiara esplicitazione degli obiettivi, almeno di quelli più significativi.
Essi saranno integrati dal suggerimento di alcuni esempi di attività e di orizzonti
tematici che possano orientare, senza però vincolarlo, il lavoro dell'insegnante.
Nella sostanza, penso che un curricolo di base debba fissare i traguardi
fondamentali e irrinunciabili per ciascun ciclo, ma non proporre dei percorsi
rigidi e precostituiti: sarà la programmazione dei singoli istituti a definire,
in termini più operativi e concreti, le esperienze da promuovere e le modalità
da utilizzare.
Obiettivi di contenuto o di prestazione?
Quando si parla di obiettivi (o, se si vuole, di standard) si possono intendere peraltro due cose diverse:
Sappiamo che è
soprattutto sul secondo tipo di obiettivi che si è focalizzata, in un recente
passato, l'attenzione degli studiosi.
Non ritengo opportuno, però, che in un curricolo di base ci si debba occupare
di questo genere di obiettivi, che oltre a portare facilmente a quegli eccessi
programmatori che tutti conosciamo, possono risultare, se presi a sè, fuorvianti:
non sempre, difatti, una certa prestazione è in grado di attestare in modo sicuro
e trasparente il possesso delle conoscenze e delle abilità che si suppongono
necessarie per il suo successo.
Ciò che mi sembra importante, invece, è definire ciclo per ciclo gli obiettivi
di contenuto, sia di tipo dichiarativo, ossia relativi alla conoscenza di concetti
(ad es., sa come è strutturato un accordo ), sia di tipo procedurale,
ossia relativi a abilità e capacità operative (ad es., sa eseguire i principali
accordi su una tastiera). Si potranno indicare, inoltre, obiettivi di sintesi,
che alcuni studiosi definiscono contestuali , e che sono combinazione di conoscenze
e procedure in funzione di un certo contesto applicativo (per es. sceglie
la musica adatta ad accompagnare le diverse fasi di un racconto filmico
).
E' agli insegnanti, invece, che va lasciato il compito di individuare, nella
situazione in cui operano, i tipi di prestazione da richiedere per accertare
quanto è stato acquisito, anche se non è escluso che si possano fornire nel
curricolo di base, a questo proposito, alcuni suggerimenti.
Criteri per modulare gli obiettivi
Partendo dagli
obiettivi più generali che ho indicato sopra, occorre dunque modularli e articolarli
in obiettivi più particolari, in relazione ai diversi cicli. Dato, per esempio,
l'obiettivo Improvvisa, arrangia e compone musica, in modi e con scopi differenziati,
esprimendo idee, immagini e sentimenti, si tratta di precisare che cosa
ci si aspetta che gli studenti siano in grado di fare in questo ambito al termine
della scuola di base, del triennio orientativo e della secondaria superiore.
I criteri fondamentali per modulare e differenziare gli obiettivi sono, a mio
parere, i seguenti:
|
OBIETTIVO
GENERALE
|
OBIETTIVI
SPECIFICI
|
||
|
ciclo
di base
|
triennio
orientativo
|
triennio
superiore
|
|
| Esegue, da solo e in gruppo, un repertorio variato di brani vocali e strumentali. |
Esegue, su strumenti didattici, semplici modelli ritmici, melodici e armonici, e brani della letteratura strumentale con un livello di difficoltà 2. (altri) |
Esegue, su
almeno uno strumento, un repertorio abbastanza ampio e variato di letteratura
strumentale con un livello di difficoltà 3. (altri) |
Esegue,
su almeno uno strumento, un repertorio esteso, e variato per generi e
stili, di letteratura strumentale con un livello di difficoltà 4. (altri) |
In quest'altra
tabella si mostra, invece, come potrebbe essere applicato il criterio della
focalizzazione. Con fondo più scuro sono segnalati gli obiettivi che potrebbero
assumere, in ciascun stadio, una importanza centrale (senza che gli altri, peraltro,
restino esclusi).
| Obiettivi | scuola di base | triennio orientativo | triennio superiore |
| 1. Esplora, riconosce, manipola materiali sonori | |||
| 2. Esegue, da solo e in gruppo, un repertorio variato di brani vocali e strumentali. | |||
| 3. Improvvisa, arrangia e compone musica | |||
| 4. Riflette sul linguaggio musicale e possiede un syllabus essenziale e calibrato di concetti e di procedure | |||
| 5. Ascolta, analizza e interpreta i messaggi musicali | |||
| 6. Sa orientarsi nella offerta musicale della civiltà odierna e sceglie e controlla le proprie strategie fruitive | |||
| 7. Valuta la musica e le performances musicali | |||
| 8. Coglie e spiega le relazioni, sull'asse sincronico e diacronico, fra musica e contesto | |||
| 9. Conosce un repertorio di opere esemplari e ha una conoscenza di base dello sviluppo storico della musica. |
Criteri come
quelli proposti vanno naturalmente applicati tenendo conto delle caratteristiche
d'insieme del progetto scolastico, degli interessi e dei bisogni degli allievi
ai diversi stadi, del loro grado di maturazione psicologica e culturale. Richiedono,
inoltre, che si chiariscano a monte problemi, secondari solo in apparenza, che
spesso vengono trascurati.
Per esempio, se accettiamo l'idea che la variazione del grado di difficoltà
dei compiti sia un elemento essenziale per articolare in modo continuo e progressivo
il curricolo (lo si è visto nella prima delle due tabelle sopra riportate),
è necessario che possiamo fare riferimento a scale di difficoltà, che
distinguono diversi livelli (molto facile, facile, moderatamente difficile,
difficile, ecc.) associati, ciascuno, a parametri riconoscibili. Una prima scala
dovrebbe riguardare attività e operazioni, una seconda scala la complessità
dei brani musicali. Potremo ragionevolmente decidere, su questa base, quali
compiti sono più adatti ai diversi cicli, e quali tipi di opere e di repertori
è conveniente di volta in volta utilizzare. Purtroppo, a quanto ne so, assai
poco è stato fatto in questa direzione: e le rare proposte esistenti (come la
scala elaborata dalla New York State School Music Association , ripresa in appendice
al documento americano sui National Standards
for Arts Education e ivi utilizzata nella formulazione degli standards)
appaiono a mio parere generiche e poco convincenti. Anche su piani del genere,
dunque, vi è ancora parecchio da fare.
Di ciclo in ciclo: alcune ipotesi
Non è certo scopo
di questa relazione formulare un progetto compiuto di curricolo-base, scandito
nei suoi diversi gradini. Ciò che mi propongo è affrontare la questione nei
suoi termini generali, sollevare dei problemi, indicare delle possibili direzioni
di lavoro.
Mi limiterò pertanto, tenuto conto delle premesse sopra illustrate, a indicare
alcune caratteristiche essenziali che potrebbero contraddistinguere i diversi
cicli, tenendo fermi da un lato i principi della continuità e della coerenza
del percorso complessivo, dall'altro quelli dello sviluppo e della progressività,
che debbono assicurare, ciclo dopo ciclo, una estensione e un approfondimento
delle acquisizioni. precedenti. Nella scuola di base dovrebbero essere preminenti
soprattutto gli obiettivi della scoperta e manipolazione del suono, del fare
musica e dell'ascoltarla, nei modi e ai livelli compatibili con l'età dei ragazzi,
con una attenzione crescente, nell'ultimo biennio, anche per la riflessione
sul linguaggio e la messa a punto di strumenti operativi e descrittivi.
Nel triennio orientativo potrebbero essere in primo piano gli obiettivi dell'ascolto
e della riflessione sul linguaggio, con un rafforzamento delle capacità interpretative,
l'acquisizione di nuove strategie d'osservazione e d'analisi, l'allargamento
e la diversificazione dei repertori presi in considerazione, una maggior attenzione
per la specificità dei generi e per le relazioni fra musica e società-cultura,
lo sviluppo delle capacità di giudizio.
I brani su cui lavorare dovrebbero essere scelti (come si suggeriva nei programmi
della comissione Brocca ) in base
a criteri di natura tematica e antologica, partendo anche, quando è il caso,
dalle esperienze degli studenti. Per quanto concerne in particolare la riflessione
sul linguaggio musicale, credo che si debba procedere alla sistemazione e all'approfondimento,
in termini di maggiore organicità e consapevolezza, della "attrezzatura" acquisita
nel ciclo precedente.
A livello, infine, del triennio superiore, l'attenzione dovrebbe centrarsi soprattutto
sull'ascolto/interpretazione e sulla ricostruzione di relazioni, sia sul piano
sincronico che diacronico, fra gli oggetti musicali, e fra la musica e la società-cultura
di cui essa è componente ed espressione. Credo che ci debba anche preoccupare,
in questo stadio, di accostare gli studenti a un repertorio, per quanto orientativo,
di opere ritenute esemplari, favorendo altresì l'acquisizione di quadri di
riferimento circa lo sviluppo storico della musica.
Sia nel triennio orientativo che nella secondaria superiore, tuttavia, non dovrebbero
essere dimenticati gli obiettivi relativi alla esecuzione e alla produzione
musicale, che restano indispensabili a una formazione musicale integrata, quale
ho prospettato sin dall'inizio. Se nella scuola di base le diverse attività
coesistono e si intrecciano all'interno degli stessi contenitori orari "ufficiali",
sarà molto difficile, tuttavia, che la stessa cosa possa ripetersi ai livelli
successivi. Principalmente, come ho avuto già modo di evidenziare, perchè i
tempi su cui contare saranno inevitabilmente più ristretti. La pratica musicale
potrà trovare peraltro la propria collocazione in "laboratori" extracurricolari
che la scuola dovrebbe attivare per tutti, o quanto meno per gli studenti interessati
che ne faranno opzione. Già oggi, nella attuale secondaria, vi è la possibilità
di svolgere esperienze del genere, che si affiancano al percorso strettamente
curricolare consentendo agli studenti di esplorare ulteriori territori e di
soddisfare esigenze e curiosità culturali che non trovano spazio adeguato nell'orario
d'obbligo. Penso che nella scuola del futuro simili iniziative avranno una
diffusione e una incidenza generalizzate, con l'associazione, anche, della musica
ad arti confinanti come il teatro, il cinema, la poesia. Non andrebbero poi
dimenticate le altre agenzie di formazione musicale che operano sul territorio,
quali le scuole, largamente diffuse, di pratica amatoriale. Con esse possono
essere allacciate utili collaborazioni, nella cornice di quella "autonomia"
didattica e organizzativa di cui già oggi possono godere le istituzioni scolastiche.
Quale storia nel ciclo superiore?
La secondaria
superiore è certo il livello che pone maggiori problemi alla elaborazione curricolare,
dal momento che la sperata introduzione della musica costituisce qui una novità
assoluta (fatta eccezione per gli istituti magistrali, ove ha peraltro connotazioni
particolari e in generale poco confortanti, e alcune esperienze sperimentali).
Voglio dedicare perciò qualche riflessione conclusiva al tema specifico dell'insegnamento
storico in questo ciclo scolastico, insegnamento che investe gli ultimi due
obiettivi generali che ho più sopra indicati e che è da qualche anno al centro
di un intenso dibattito.
Che l'insegnamento della musica nella secondaria superiore, così come avviene
per le altre discipline artistiche, debba aprirsi a un approccio orientato in
senso storico (anche se questa dimensione non esaurisce gli obiettivi formativi
da perseguire), pare oggi abbastanza condiviso. Una discriminante fondamentale,
da questo punto di vista, fra il triennio orientativo e il livello successivo
dovrebbe essere il fatto che nel primo l'incontro con la musica si svolge
principalmente sul piano della contemporaneità, nel senso che anche se si
utilizzano musiche del passato o di culture lontane, queste vengono collocate
nell'orizzonte dell'esperienza interpretativa dell'alunno, nel suo hic et nunc,
e dunque considerate per quella presenzialità e attualità di significato che
ce le rende vicine. La considerazione degli elementi contestuali, che certo
interviene in qualche misura anche in questo stadio, serve a rafforzare e ad
arricchire la comprensione, senza però implicare un distanziamento storico
e, tantomeno, senza mirare alla ricostruzione di percorsi scanditi nel tempo.
Nella secondaria superiore, invece, il patrimonio musicale del passato è
affrontato anche nei suoi aspetti di distanza temporale e culturale. Da
un ascolto centrato sul presente si passa a un ascolto storico-antropologico,
in cui lo studente si confronta con l'autore e le attese della comunità per
cui le opere sono state realizzate. Al centro di questo confronto sono
domande come: che cosa ha significato per gli ascoltatori
del suo tempo? a quali bisogni e aspettative ha risposto? di quali concezioni
della vita è espressione? che cosa ci fa capire di quell'ambiente e di quella
società? come è giunto sino a noi? per quali aspetti risponde ancora alle aspettative
dell'ascoltatore moderno?
Ciò
premesso, l'elaborazione di un itinerario di insegnamento della musica orientato
in senso storico (formulazione che preferisco a quella più accademicamente chiusa
di "storia della musica") richiede che si chiariscano alcune questioni cruciali,
che possiamo riassumere nei seguenti interrogativi: perchè la storia, quale
storia insegnare, come insegnarla.
Per quanto riguarda il primo interrogativo, è abbastanza scontato riconoscere che l'insegnamento storico sarebbe poca cosa se tutto quanto lo giustifica si riducesse all'apprendimento, da parte degli studenti, di un disegno storico della musica, inteso come componente non rinunciabile di una cultura di base. Debbono esservi altre ragioni, più forti, che vanno oltre il piano della informazione. A me sembra (ma la riflessione, certo, meriterebbe di essere più ampia), che si debba evidenziare soprattutto che un insegnamento orientato in senso storico:
Per quanto riguarda la seconda domanda (quale storia), è oggi evidente a tutti che il concetto di storia musicale è assai più problematico e frastagliato di quanto non fosse in passato. L'idea di una storia musicale unitaria, che si snoda lungo un unico binario rettilineo, ha ceduto il posto all'idea di più storie che si intersecano, procedono in parallelo o addirittura si divaricano. Si sono moltiplicati i modi, inoltre, di fare storia della musica, così come, più in generale, di fare storia letteraria o storia dell'arte. In linea approssimata possiamo distinguere due grandi classi di storie:
Risulta evidente, da questi pochi cenni, che affrontando l'insegnamento della musica con un orientamento storico si ha di fronte un problema di scelta di punti di vista e di prospettiva. In linea di principio, si può affermare che l'orientamento più produttivo dovrebbe essere quello che tiene conto di più punti di vista, adottando una prospettiva multipla capace di combinare aspetti testuali e contestuali.
Passando infine
alla terza domanda, relativa al come, comincerei riprendendo e precisando l'ultima
affermazione del punto precedente: che in linea di massima, cioè, si dovrebbero
utilizzare più approcci conoscitivi. Bisogna riconoscere, a questo proposito,
che se la didattica dovesse tener conto di tutte le prospettive aperte dalla
ricerca teorica recente, non basterebbero alcuni decenni per esaurire anche
un numero ristretto di tematiche. Se va dunque superato il punto di vista unico
della storiografia tradizionale, occorre comunque procedere a delle scelte,
utilizzando quelle dimensioni e quelle angolature d'indagine che siano effettivamente
funzionali ai bisogni degli studenti e possano comporsi in un disegno unitario.
Diversamente, ci si perderebbe nello sparpagliamento confusivo delle teorie
musicali, delle estetiche, della storia delle corti e delle accademie, della
fortuna critica, delle condizioni scociologiche di produzione e ricezione, delle
istituzioni musicali, delle culture subalterne, e via dicendo. Non è necessario,
inoltre, utilizzare più approcci contemporaneamente: essi possono essere distribuiti,
invece, sui diversi temi ed autori affrontati via via nel corso del triennio.
Come ci
si deve aprire a diversi approcci in modo oculato, così si deve far fronte in
maniera selettiva alla vastità del campo d'indagine. Si lavorerà, più precisamente,
su una serie delimitata di "campioni" o di moduli significativi, che
riguarderanno, di caso in caso, temi (ad. es. , musica e natura nel 700), generi,
autori, opere, tecniche, ecc. Per questa via si potrebbe mirare a indagare e
ricostruire, più organicamente, alcuni dei sistemi e sottosistemi in
cui si struttura, nel tempo e nello spazio, la cultura musicale (pensiamo al
microcosmo di un autore, a "scuole" e tradizioni, a repertori, a forme, a prassi
esecutive...) e alcuni dei quadri socio-storici in cui oggetti e eventi
musicali si producono, svolgendovi le proprie funzioni. Si apriranno facilmente,
in questa ottica, prospettive di raccordo e di convergenza con altre materie,
in una logica multi o interdisciplinare. I moduli affrontati, dunque, non potranno
in alcun modo coprire l'estensione della cultura musicale, ma offriranno alcuni
punti d'accesso, illumineranno degli snodi e dei fenomeni rappresentativi.
Va da sè che tali moduli non dovranno restare reciprocamente isolati, ma si
connetteranno in una rete di relazioni, così che ne risulti un disegno coerente.
Pare ovvio, da quanto detto, che le attività didattiche dovrebbero essere fortemente
caratterizzate in senso attivo e problematico, facendo perno su un confronto
diretto con la produzione musicale, sulla discussione e sulla ricerca. Nè va
dimenticato che occorre fare i conti con i gusti e i sistemi di riferimento
dei giovani, maturati fuori dall'istituzione scolastica. Ciò vuol dire che bisogna
promuovere confronti aperti, non allo scopo di sconfiggere la cultura di massa,
ma piuttosto allo scopo di relativizzare le diverse culture musicali, sia colte
che popolari , ampliando il campo dei testi fruiti e i modi della fruizione.
Qualche osservazione
conclusiva sulla scelta delle opere "esemplari" di cui gli studenti, come suggerito
nell'ultimo dei nostri obiettivi generali, dovrebbero acquisire la conoscenza.
E' evidente che la scelta non può essere casuale, ma deve rispondere a certi
criteri, e che nel momento in cui ci accingiamo a compierla non possiamo non
affrontare la questione del cosiddetto "canone", ossia un repertorio di autori
e di opere ai quali si riconoscono valori e significati musicali particolarmente
elevati.
Si possono commettere, a questo proposito, due errori. Il primo è quello di
rigettare l'idea stessa di un canone: per questa via si finisce in un vicolo
cieco, dal momento che l'insegnamento in senso storico della musica finirebbe
per essere un percorso del tutto confuso e labirintico se non scegliessimo
un certo numero di grandi autori e di grandi opere che facciano da segnavia.
Il secondo errore, agli antipodi del precedente, è quello di considerare il
canone in modo assoluto, come una gerarchia fissa e immodificabile di valori
che gli studenti debbono far propri. Esso va visto, invece, come un sistema
di natura storica che si è formato nel tempo, spesso modificandosi, e che ci
segnala le opere alle quali le comunità del passato hanno riconosciuto la capacità
di rappresentarne, in modo esemplare, aspirazioni, gusti e concezioni del mondo.
In un approccio storico corretto, di ciò non si può non tenere conto, dal momento
che la formazione, il consolidamento e la modificazione dei canoni è parte integrante
della vicenda di ogni arte.
La soluzione corretta, a mio parere, è quella di adottare un'ottica funzionale,
assegnando al canone il ruolo di semplice strumento di lavoro. Promuovendo l'incontro
fra gli studenti e alcune opere ritenute canoniche, non si mirerà cioè alla
accettazione della logica valoriale che le ha consacrate come tali, ma piuttosto
alla scoperta dell'esistenza di tale logica e alla sua verifica critica. Gli
studenti dovranno chiedersi, in altre parole, quali sono le ragioni per cui
tali opere sono state ritenute tanto importanti, e interrogarsi sui processi
che hanno portato a riconoscerne l'eccellenza e a leggervi certi significati.
Dunque, non si potrà non utilizzare un certo numero di opere canoniche, che
l'insegnante dovrebbe comunque poter scegliere con una certa libertà da una
gamma aperta di suggerimenti, con la facoltà anche di affiancarvi brani della
letteratura musicale "minore" o di altri repertori non ufficiali che risultino
funzionali al suo progetto didattico.
Conclusione
Mi rendo conto, al termine del mio intervento, di aver indicato problemi, punti di vista e considerazioni di carattere generale, più che delineato soluzioni organiche. Ma di fronte alla prospettiva di una riforma radicale della nostra scuola, e di un ingresso a tutto campo della musica nei piani di studio di diversi cicli, credo che dobbiamo chiarirci innanzitutto quali sono le direzioni da prendere e le bussole cui affidarci, per non smarrirci da subito nella complessità dei problemi sul tappeto o lasciarci attrarre da facili scorciatoie. Mi auguro di avere dato, in questo senso, qualche contributo non inutile.
NOTE
1) Oltre al documento ministeriale Riordino dei cicli
scolastici, mi riferisco alla Sintesi dei lavori della Commissione
(a cura di Roberto Maragliano), entrambi reperibili in Internet ma disponibili
anche a stampa nel volume Le conoscenze fondamentali per l'apprendimento
dei giovani nella scuola italiana dei prossimi decenni. I materiali della Commissione
dei saggi. Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, n.
78, Le Monnier, Firenze, 1997.
TORNA
2) Sul problema della interdisciplinarità
vi è una vasta letteratura. Basterà ricordare: J. Piaget; Le scienze dell'uomo,
Laterza, Bari, 1973; C. Scurati e E. Damiano, Interdisciplinarità e didattica,
La Scuola; Brescia, 1974; . Mi permetto di ricordare, anche, un mio contributo,
dal titolo Interdisciplinarità, modelli culturali ed educazione, pubblicato
sul n. 20 di Musica Domani (1976).
TORNA
3) Traggo alcuni spunti dalla premessa
ai National Standards for Arts Education, elaborati dal Consortium of
National Arts Education Associations (USA), reperibile in Internet all'indirizzo:
gopher://gopher.ed.gov./11/publications/full_text/arts. Sul n. 101 (1996) di
Musica Domani è stata pubblicata in traduzione, a cura di Davide Zambelli, la
parte relativa agli standards.
TORNA
4) Pare inutile ricordare come la
musica, insieme alle arti visive, costituisca una fondamentale chiave d'accesso
alla specifica eredità storico- culturale del nostro Paese.
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5) Sono dei "classici", da questo
punto di vista, i testi di R. Mager, come Gli obiettivi didattici, Teramo,
EIT, 1976; L'analisi degli obiettivi , Teramo, Lisciani e Giunti, 1976,
e, in collaborazione con K. M. Beack, Come progettare l'insegnamento
, Teramo, Lisciani e Giunti, 1980.
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6) E' ovvio che l'obiettivo generale a sinistra dovrebbe
essere articolato, per ogni ciclo, in più obiettivi specifici, di cui ci si
limita qui a riportarne uno solo a titolo d'esempio.
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7) V. la nota 4.
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8) Nell'attuale fervore riformatore,
si tende purtroppo a trascurare il lavoro, per vari aspetti meritorio, di questa
commissione, che ha elaborato sul finire degli anni ottanta un articolato progetto
per la scuola media superiore. I risultati sono raccolti nel volume Piani
di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei primi due anni.
Le proposte della Commissione Brocca, Firenze, Le Monnier, 1991 ("Studi
e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione", 56).
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9) Considerazioni non dissimili si
possono fare per le altre aree espressive, come le arti visive o la letteratura.
Si veda, per esempio, di G. Armellini, Come e perchè insegnare letteratura
, Bologna, Zanichelli, 1987.
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10) Il concetto, centrale nella
tradizione ermeneutica, è di H. G. Gadamer, Verità e metodo , Milano,
Bompiani, 1983.
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