Il Forum delle Associazioni Disciplinari della Scuola ha organizzato la Giornata di Studio
 

TRA IL PRIMO CICLO E I LICEI

Le associazioni professionali della scuola e la Riforma Moratti


Roma 6 novembre 2004 - Aula Magna del Liceo Classico "Tasso" - via Sicilia, 168

PROGRAMMA
 

10.00 -13.00
  • Introduzione - Adriano Colombo(coordinamento del Forum)
  • Formazione iniziale: l'attuazione dell'art. 5 - Giunio Luzzatto
  • Interventi delle associazioni promotrici
  • Interventi di associazioni professionali invitate
  • Dibattito

  •  

     

    Pausa pranzo

    14.30 - 17.00
  • Interventi delle associazioni promotrici
  • Interventi di associazioni professionali invitate
  • Dibattito
  • Conclusioni (coordinamento del Forum)
  • Presentazione dell'iniziativa

    Resoconto
    a cura di Annibale Rebaudengo

    Intervento di Annibale Rebaudengo a nome della SIEM

    Associazioni promotrici:

    ADI-SD - Associazione degli Italianisti - Sezione didattica; AIC - Associazione Insegnanti Chimici; AIF - Associazione per l' Insegnamento della Fisica; ANIAT - Associazione Nazionale Insegnanti Area Tecnologica; ANISA - Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell'Arte; ANISN - Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali; "Clio '92" - Associazione di gruppi di ricerca sull'insegnamento della storia; GISCEL - Gruppo di intervento e studio nel campo dell'educazione linguistica in seno alla S.L.I.; INSMLI-Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia; LANDIS - Laboratorio Nazionale di didattica della Storia; LEND - Lingua e Nuova Didattica; SCI-DD - Società chimica italiana-Divisione didattica; SFI-CD - Commissione Didattica della Società Filosofica Italiana; SIEM - Società Italiana per l'Educazione Musicale; TESOL Italy - Teaching English to Speakers of Other Languages

    Sono state invitate ad intervenire le seguenti associazioni professionali:

    ADI (Associazione docenti italiani); APS (Progetto per la scuola); CIDI; Diesse (Didattica e Innovazione Scolastica); FNISM; Legambiente Scuola Formazione; MCE; Patto per la scuola; UCIIM
     


    Presentazione


    Le associazioni aderenti al Forum delle associazioni disciplinari della scuola, promuovendo questa giornata, intendono manifestare il proprio disagio nei confronti del metodo con cui si è proceduto all'elaborazione di nuove Indicazioni programmatiche, metodo che inevitabilmente incide sulla sostanza del risultato.
    Il Ministero dell'istruzione sta attuando una profonda revisione di tutto il sistema dell'istruzione nella più assoluta opacità, in mancanza di qualunque procedura esplicita, di qualunque consultazione del mondo della scuola nelle sue espressioni associative.
    Già in occasione della formulazione delle Indicazioni programmatiche per il primo ciclo dell'istruzione le associazioni - consultate per pura formalità a cose fatte - hanno espresso le proprie critiche raccolte in un'apposita pubblicazione. All'avvio dei lavori per il secondo ciclo, il contributo delle associazioni disciplinari è stato richiesto, ma nessuna risposta è stata data alle richieste di chiarimenti sulla cornice in cui il contributo doveva inserirsi: in particolare, molte associazioni hanno sottolineato che non era possibile formulare ipotesi di obiettivi in mancanza di indicazioni sul monte ore assegnato a ciascuna disciplina o area disciplinare; ancora, non era possibile progettare i contenuti dell'istruzione secondaria di 2° grado in assenza di una chiara definizione dei rapporti col sistema della formazione professionale, almeno per chi non intende rinunciare all'idea di una formazione culturale di base comune a tutti i cittadini. La mancanza di chiarezza su questo punto diventa drammatica nel momento in cui i ragazzi che concludono la scuola media e le loro famiglie dovrebbero progettare la scelta futura senza nemmeno sapere quale sarà la sorte degli istituti tecnici.
    Nel frattempo circolano bozze "riservate" di obiettivi per i licei, alcune anonime, alcune con firme degli estensori, provenienti da gruppi di lavoro di cui non si sa da chi e come siano stati incaricati. Nella sostanza queste bozze si riducono in gran parte a indici di contenuti minutamente elencati - propri per lo più dell'istruzione di mezzo secolo fa - e se divenissero norma negherebbero alla radice l'autonomia didattica delle scuole e la stessa libertà di insegnamento.
    Il rifiuto del concetto di curricolo per competenze, elaborato negli scorsi anni con un dibattito approfondito a cui il Forum ha dato il proprio contributo, produce l'effetto prevedibile: da un lato le verbose enunciazioni pedagogiche poste in premessa, che configurano una vera e propria pedagogia di stato, dall'altro "obiettivi" che sono mere liste di contenuti pescati dagli indici dei libri di testo.
    Le associazioni disciplinari della scuola non hanno rinunciato a formulare le proprie proposte, a volte anche sforzandosi di adattarle alle angustie dell'impostazione ministeriale. Rendendo pubbliche tali proposte, intendono dissociare nettamente le proprie responsabilità da ciò che il Ministero dell'istruzione (o chi per esso) ha prodotto e renderà presto pubblico.

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    RESOCONTO

    a cura di Annibale Rebaudengo

    Sabato 6 novembre a Roma, presso l'Aula Magna del Liceo Classico "Tasso" di Roma si è svolta la Giornata di studio del Forum delle associazioni disciplinari. "Tra il Primo Ciclo e i Licei. Le associazioni disciplinari della scuola e la Riforma Moratti" era il titolo.
    Le aderenti al Forum delle associazioni disciplinari della scuola, promuovendo questa giornata, hanno inteso manifestare il proprio disagio nei confronti del metodo con cui si è proceduto all'elaborazione di nuove Indicazioni programmatiche, metodo che inevitabilmente incide sulla sostanza del risultato.
    A parte la SIEM e l'AIF (Associazione per l'Insegnamento della Fisica), nessun'altra associazione è presente con i propri rappresentanti nei gruppi di lavoro che il MIUR ha promosso per la progettazione dei Licei. Nessuna associazione ha visto riconosciute le proprie richieste di emendamenti agli OSA per il primo ciclo, seppur sollecitate dal Ministero. Anche all'avvio dei lavori per il secondo ciclo, il contributo delle associazioni disciplinari è stato richiesto, ma nessuna risposta è stata data alle domande di chiarimenti sulla cornice in cui il contributo doveva inserirsi: in particolare, molte associazioni hanno sottolineato che non era possibile formulare ipotesi di obiettivi in mancanza di indicazioni sul monte ore assegnato a ciascuna disciplina o area disciplinare; ancora, non era possibile progettare i contenuti dell'istruzione secondaria di 2° grado in assenza di una chiara definizione dei rapporti col sistema della formazione professionale, almeno per chi non intende rinunciare all'idea di una formazione culturale di base comune a tutti i cittadini. La mancanza di chiarezza su questo punto diventa drammatica nel momento in cui i ragazzi che concludono la scuola media, e le loro famiglie, dovrebbero progettare la scelta futura senza nemmeno sapere quale sarà la sorte degli istituti tecnici.

    Dagli interventi che si sono succeduti mi sembra di poter dire che il più drastico, anche nei toni, nel rifiutare la riforma è stato il rappresentante degli insegnanti dell'area tecnologica, che ha accusato il MIUR di confondere la tecnologia con l'informatica, essendo quest'ultima solo una parte della prima.
    Hanno sospeso la collaborazione con il MIUR nel definire gli OSA del primo e secondo ciclo le associazioni delle discipline dell'area linguistica (Lend, Tesol Italy), non condividendo il metodo con cui sono state "spalmate" le ore delle lingue straniere  e i contenuti disciplinari che ritengono obsoleti.
    Critiche le posizioni da parte degli italianisti (ADI-SD e GISCEL) e degli storici (Clio '92, LANDIS).
    Più sfumata la posizione del rappresentante della Commissione didattica della Società Filosofica Italiana (SFI-CD).
    Disponibili alla collaborazione, seppur in forma critica, mi sono sembrati i rappresentanti delle associazioni dell'area scientifica (AIC, AIF, ANISN).
    Molto negativa la posizione della rappresentante dell'ANISA (associazione che riunisce gli insegnanti di storia dell'arte).

    Il mio intervento a nome della SIEM, che è più sotto leggibile nella sua interezza, ha evidenziato il paradosso del rapporto con il MIUR, che da una parte ha ignorato le nostre proposte di modifica degli OSA del primo ciclo e contemporaneamente mi ha convocato per progettare il Liceo musicale e coreutico.

    Le associazioni disciplinari della scuola erano offese per il mancato appuntamento con il MIUR che tra l'altro era dovuto, visto che tutte o quasi, sono intestatarie di un protocollo d'intesa che prevede la collaborazione tra loro e il MIUR sugli ordinamenti. Questo mancato coinvolgimento è stato giustificato da una ispettrice presente che ha così descritto il processo della riforma: gli OSA dei Licei sono stati approntati dai gruppi di lavoro ministeriali, adesso gli ispettori stanno rivedendoli per armonizzarli tra i vari Licei, saranno quindi inviati alle associazioni e ad altri enti, per pareri e proposte di modifica, saranno poi rivisti, sempre dagli ispettori, alla luce delle osservazioni ricevute, per poi diventare parte dei decreti attuativi della riforma, decreti che dovranno essere emanati entro marzo 2005. L'ispettrice, a dire il vero non troppo educatamente, dopo il suo intervento se ne è andata.

    Alla Giornata hanno partecipato con significativi interventi anche rappresentanti di associazioni "generaliste" come il CIDI, Lega-ambiente, UCIIM (insegnanti di area cattolica), Patto per la scuola (insegnanti e pedagogisti vicini alla riforma De Mauro, se non ho mal interpretato la loro posizione. A proposito di De Mauro, consiglio a tutti la lettura del saggio "La cultura della scuola", Laterza 2004 che, molto citato nella Giornata e recensito in ogni dove, ho finalmente letto con profitto nel viaggio di ritorno Roma-Milano).
    Giunio Luzzatto ha fatto una coinvolgente relazione sulla formazione iniziale degli insegnanti, Siss e oltre, in cui ha ben descritto la negativa gara di primato tra Università e Conservatorio  per la formazione degli insegnanti di musica. La sua condivisibile posizione è che il mancato obbligo di convenzione tra le due istituzioni ha aggravato il solco tra Università e Conservatorio e non si vede via d'uscita se non con l'obbligo di convenzione e non solo, come è attualmente, con la possibilità. Possibilità che nessuno ha colto, ritenendosi, ogni istituzione, centrale ed esaustiva per potenzialità formative per la stessa.
    Adriano Colombo, come coordinatore del Forum delle associazioni, ha aperto e chiuso i lavori con capacità di sintesi.

    Le associazioni disciplinari si sono dimostrate unite nella loro critica ai metodi con cui il MIUR sta procedendo sulla via della riforma, ma sono emerse anche diverse posizioni nella fase propositiva. Alcune associazioni erano d'accordo con la riduzione di un anno nel primo ciclo (proposta Berlinguer-De Mauro), altre con la riduzione di un anno nel Liceo (prima proposta Bertagna). Qualche intervento da parte del pubblico ha contestato questi progetti per la conseguenza negativa che avrebbero portato ai posti di lavoro. Ma su questi temi si è preferito non soffermarsi, visto che Moratti ha proposto "l'anticipino", come un relatore l'ha chiamato.
    Rimane il nodo irrisolto dell'obbligo scolastico fino ai 18 anni - anno della maggiore età -  e del conseguente obbligo scolastico che termina alla quarta liceo. Però, travolto Berlinguer dall'"onda anomala", Moratti non ha insistito sui quattro anni del Liceo che, per altro, ha un quinto anno che non è chiaro se sia conclusivo di un ciclo o propedeutico al proseguimento. Nodo importante anche per decidere se e quali insegnamenti rimarranno nell'ultimo anno del Liceo: nel primo caso rimarrebbero tutti o quasi, nel secondo solo quelli che l'allievo prevede come pertinenti al suo indirizzo professionalizzante post-secondario.

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    Intervento a nome della SIEM

    di Annibale Rebaudengo

    La Società Italiana per l'Educazione Musicale (SIEM) si trova in una condizione particolare nei confronti del MIUR; come le altre associazioni è stata interpellata per avere pareri e proposte di modifica sulle indicazioni nazionali del primo ciclo e le sue motivate proposte, replicate più volte, per ora sono state disattese, comprese quelle che segnalavano diligentemente errori di lessico o di battitura; come altre associazioni siamo firmatari di un protocollo d'intesa con il Ministero dell'Istruzione che prevede, appunto, il nostro apporto sugli ordinamenti, ma al tavolo di negoziazione per valutare nel merito i nostri suggerimenti, dopo l'ufficiale insediamento, non siamo più stati invitati.

    Mi trovo personalmente nell'imbarazzo di chi ha messo in moto energie professionali e intellettuali di colleghi dell'associazione che presiedo ai quali devo far credere che il loro lavoro chissà se e quando sarà almeno letto e discusso.
    Nel contempo sono stato invitato dal MIUR (formalmente non come presidente Siem, ma come esperto di formazione musicale, anche se, credo, al Miur non sfugge il mio doppio ruolo), sono stato invitato, dicevo,  nel gruppo di lavoro che ha elaborato gli OSA per il Liceo musicale e coreutico.
    Già nell'ottobre del 2001 al MIUR ci fu il primo incontro tra il Ministro Moratti e un gruppo di lavoro che aveva la consegna di far avere al ministro un'ipotesi "per il raccordo tra l'alta formazione musicale e la formazione musicale di base".
    Al ministro che ci chiese cosa pensassimo delle Scuole Medie a Indirizzo Musicale (vi ricordo che sono circa ottocento) rispondemmo: il maggior problema è che a queste scuole manca un prima e un dopo. Formalizzammo un documento che prevedeva la presenza dello studio di uno strumento fin dalla scuola primaria, le Scuole Medie a Indirizzo Musicale e il liceo musicale. Il suo punto di forza consisteva nel proporre un curricolo di musica verticale che dal primo ciclo, passasse al liceo musicale tenendo conto che nel Conservatorio riformato l'accesso era previsto dopo la scuola secondaria di secondo grado.
    La riforma però se ha previsto il Liceo musicale e coreutico ha inficiato l'identità delle Scuole Medie a Indirizzo Musicale non più menzionandole, con il reale rischio di disperdere la loro identità e funzione di raccordo tra il primo ciclo e la scuola secondaria di secondo grado: come dire che potremmo trovarci da una scuola media inferiore in cui si poteva studiare uno strumento musicale inserito in un progetto organico, ma senza uno sbocco nei licei, a un liceo musicale che non ha precedenti indicazioni nazionali; mancano infatti negli OSA del primo ciclo quelli di strumento musicale che fin ora erano invece formalizzati. Costruire e distruggere ha nel mito di Sisifo un riferimento che mi trova coinvolto in questo rapporto con le istituzioni.

    Finché sarò interpellato cercherò di essere collaborativo, certo che non è facile.
    Il rischio è di essere coinvolti in un progetto nel quale, alla fine, non ci si riconosce del tutto. Se il MIUR ci chiede consigli per poi disattenderli, mi sento autorizzato a citare Jerome Bruner che nel libro "La cultura dell'educazione" (2001 Feltrinelli, p. 97) dice, a proposito della riforma degli studi negli Stati Uniti: "Nessuna riforma dell'educazione può decollare senza la partecipazione attiva e onesta degli insegnanti, disponibili e pronti ad aiutare e condividere, a offrire conforto e supporto. L'apprendimento in tutta la sua complessità comporta la creazione e la negoziazione dei significati in una cultura più vasta, e l'insegnante è il rappresentante di questa cultura. Non si può creare un curricolo a prova d'insegnante, non più di quanto si possa immaginare una famiglia a prova di genitori. E uno dei principali compiti di qualsiasi tentativo di riforma [.] è quello di convincere gli insegnanti a prendere parte al dibattito e a progettare il cambiamento. Perché sono loro in ultima analisi gli artefici del cambiamento. [...].
    Purtroppo non tutti i sostenitori della riforma riconoscono questa verità. [.].Quando il dibattito nazionale americano - ma noi potremmo dire tranquillamente italiano - divenne un evento pubblico di cui si appropriarono i media, abbiamo praticamente chiuso gli occhi rispetto alla natura, agli utilizzi, e al ruolo dell'insegnamento. Anzi, a essere precisi, abbiamo criticato aspramente la professione dell'insegnante definendola dequalificata, e ci siamo dedicati a costruire per i docenti un corso di studi più qualificante. L'insegnamento è stato trattato come un male necessario; sarebbe bello lo potessero svolgere i computer. Così abbiamo probabilmente alienato i nostri più importanti alleati sulla strada del rinnovamento."

    Far condividere agli insegnanti un progetto di riforma della scuola è un passaggio che la riforma della scuola italiana sta mancando con grave danno per la scuola stessa.

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