SIEM
- Giornata di Studio
La musica
nella futura scuola primaria e secondaria
Bologna - sala conferenze
IRRE Emilia Romagna
2 marzo 2002
a cura di Maddalena Patella
La Giornata di Studio promossa
dalla SIEM sulle prospettive dell'insegnamento musicale nella scuola della
riforma si è rivelata una preziosa occasione di informazione e confronto
all'interno dell'associazione e con l'esterno.
Sul fronte delle riforme scolastiche,
in rapida e significativa evoluzione, è particolarmente importante
fare il punto della situazione per cogliere e interpretare i segnali di
trasformazione e partecipare in maniera non passiva agli eventi.
La SIEM è stata, negli ultimi
30 anni, promotrice di un cambiamento che ha portato non solo all'incremento
dell'educazione musicale nella scuola dell'obbligo, ma anche e soprattutto
al riconoscimento della dignità della disciplina nel percorso scolastico-educativo.
La preoccupazione dei docenti di
musica dei vari livelli scolastici è ora quella che le conquiste
faticosamente ottenute siano improvvisamente annullate e che la musica,
relegata nell'area delle discipline opzionali, finisca per perdere rilevanza
nel curricolo scolastico e nell'opinione collettiva.
I timori sulla sorte dell'educazione
musicale non sono slegati da più ampie inquietudini sulle attuali
politiche scolastiche e sociali ed esortano ad un'attenzione vigile e costante.
E' condivisa la sensazione che si
stia attraversando una fase di transizione e incertezza, ma è altrettanto
sentita la necessità di non rimanere estranei ai processi di trasformazione
ed esclusi dalle decisioni definitive che delineeranno il profilo della
futura scuola.
La SIEM, chiamata ad un'azione chiara
e mirata, che eviti il rischio di prese di posizione astratte o distruttive,
dovrà relazionarsi con la controparte in modo propositivo, sostenendo
le ragioni che nascono dall'esperienza e dalla professionalità maturate
negli anni.
Il cammino della riforma
La conoscenza e l'analisi dei documenti
istituzionali è necessaria per acquisire una visione corretta della
situazione e formulare giudizi ponderati.
Augusto Dal Toso,
che ha presieduto i lavori della Giornata, ha ripercorso le fasi principali
del progetto di riforma attraverso i testi ufficiali: le raccomandazioni
del ministro Moratti al Gruppo ristretto di lavoro presieduto da Giuseppe
Bertagna, il Rapporto della Commissione, la Sintesi dei lavori, i risultati
delle consultazioni nelle scuole e della convocazione degli Stati Generali,
il disegno di legge che attribuisce delega al governo per la definizione
delle norme generali sull'istruzione.
Pur non addentrandosi in letture
comparate dei vari testi, Dal Toso ne ha evidenziato gli
aspetti salienti, sottolineando anche i punti di sostanziale difformità
tra essi: sembra di poter intuire che l'intento riformatore del governo
sia ancora poco delineato nei suoi assi portanti, lasciando intravedere
una certa sudditanza a pressioni politiche disparate e, forse, una certa
noncuranza della coerenza del risultato finale.
Attorno alla riforma la discussione
è tuttora molto animata su vari fronti, dal mondo scolastico e delle
associazioni disciplinari a quello politico, da parte dell'opposizione
e anche all'interno della stessa maggioranza governativa.
Sono motivo di acceso confronto,
come è noto, l'abbassamento a 18 anni dell'obbligo scolastico, il
riconoscimento, con la frequenza della scuola dell'infanzia, di un credito
nel percorso della formazione professionale, la scelta di mantenere distinte
le identità della scuola primaria e secondaria di primo grado, la
scansione in bienni del ciclo dell'obbligo, la suddivisione dei curricoli
in ambiti obbligatori e ambiti opzionali, la biforcazione anticipata dei
percorsi di istruzione e formazione professionale, l'istituzione degli
otto Licei (tra cui quello musicale).
La presenza della musica nella
riforma della scuola
Il documento elaborato da Annibale Rebaudengo
e Rosalba Deriu sulla presenza della musica nella riforma (http://www.siem-online.it/docu/muscrif/musinrifbert.htm),
proposto ai partecipanti come spunto per la discussione e base per successive
rielaborazioni, sintetizza le preoccupazioni e le richieste della SIEM
affinché la musica sia parte integrante nel curricolo obbligatorio
della scuola primaria e secondaria.
Solo in alcuni tratti del Rapporto
Bertagna si parla infatti, fa notare Dal Toso, di musica
in modo esplicito e la si colloca in un ambito laboratoriale facoltativo
in cui vengono "coltivati e autenticati i talenti artistici e musicali".
Nel rapporto non sono definiti curricoli
e piani di studio, ma ciò che lascia perplessi è l'assenza
di richiami all'imprescindibilità della musica (come dell'arte)
quale componente fondamentale dell'educazione globale della persona.
La valorizzazione dei talenti è
di per sé condivisibile, ma occorre anche garantire a tutti la possibilità
di rapportarsi ed utilizzare in modo consapevole i linguaggi espressivi.
La collocazione dell'educazione musicale in ambito facoltativo rischia
inoltre, sottolinea Patrizia Ceccarini, di annullare le opportunità
di recupero e integrazione attraverso la musica degli alunni in difficoltà
o in situazione di disagio. Per questi alunni, l'accesso ai laboratori
musicali destinati ai "talenti" è chiaramente precluso.
Mariateresa Lietti si
interroga sull'opportunità di compiere sforzi alla ricerca di difficili
mediazioni con un'idea di scuola non condivisa. Indica piuttosto la strada
della valorizzazione delle esperienze e del lavoro dei docenti come vera
forza propulsiva, al di là di qualsiasi normativa.
I rapporti con le istituzioni
Annibale Rebaudengo, presidente
nazionale della SIEM e membro del Gruppo di lavoro ministeriale per il
raccordo tra l'alta formazione musicale e la formazione musicale di base,
comunica di essere tuttora in attesa di una convocazione da parte del Ministero
per la definizione dei curricoli scolastici disciplinari.
Riferisce poi dell'incontro recentemente
avuto con Giuseppe Bertagna per chiarire e approfondire il senso dei riferimenti
alla musica nei Rapporti della Commissione da lui coordinata.
Per Bertagna, la facoltatività
della musica e la sua collocazione nell'area laboratoriale va intesa come
opportunità per gli studenti di sviluppare e potenziare interessi
e attitudini, con evidente vantaggio anche ai fini del loro accesso al
Liceo musicale. Dal curricolo non sarebbe comunque esclusa l'educazione
musicale per tutti, anche se è da mettere in conto un ridimensionamento
del monte ore ad essa destinato.
Rebaudengo afferma
di non aver colto in ambiente ministeriale atteggiamenti di rifiuto e chiusura
anche se, di fatto, non si intravedono particolari "slanci e passioni"
nei confronti della musica.
E' forse ancora possibile, pertanto,
avanzare proposte concrete e incidere significativamente sui contenuti
della riforma, purché sia condivisa all'interno della SIEM un'intenzione
costruttiva, anche se critica, a coglierne le eventuali aperture.
La riforma del sistema scolastico
non può avvenire senza un ampio consenso delle diverse componenti
coinvolte nella scuola e attorno ad essa, ma occorre da parte della comunità
scolastica la disponibilità a superare diffidenze e preconcetti
verso qualunque prospettiva di cambiamento. Nella fattispecie, l'immobilismo
comporta il rischio reale di riduzione della presenza della musica nei
curricoli scolastici.
Il Liceo musicale
Punto di forza nella proposta di riforma
è, secondo Rebaudengo, il Liceo musicale, inteso non
come sperimentazione all'interno di un altro corso di studi, ma come istituzione
autonoma.
Il Liceo musicale, nel cui progetto
sono confluiti i contributi determinanti delle Commissioni di studio della
SIEM, dovrebbe costituire lo sbocco di un percorso di orientamento e indirizzo
musicale che comincia nella scuola primaria e secondaria di primo grado.
Dal Liceo, in coerenza con il realizzarsi della riforma del Conservatori,
gli studi musicali potranno proseguire nell'Alta formazione.
Il reclutamento dei docenti delle
discipline specifiche all'interno del Liceo dovrà avvenire attraverso
un sistema razionale che consideri l'esistente (docenti di musica in ruolo
nelle scuole superiori, docenti dei Conservatori) e non escluda la possibilità
di convenzioni e protocolli d'intesa con le altre realtà formative
musicali non statali presenti sul territorio.
E' aperto, a questo riguardo, il
problema dei requisiti richiesti alle scuole di musica con cui stabilire
collaborazioni e dell'accertamento delle competenze dei docenti provenienti
da queste stesse scuole.
La dislocazione dei Licei musicali
dovrà avvenire in maniera omogenea, tenendo conto delle richieste
dell'utenza e delle specifiche realtà locali.
Sulla presenza della musica negli
altri indirizzi, aggiunge Rebaudengo, l'intento è
quello di far recepire l'importanza dell'acquisizione di competenze musicali
anche in ambiti formativi diversi.
La formazione musicale
Sul problema della formazione iniziale
dei docenti e dell'abilitazione all'insegnamento delle discipline musicali,
resta da definire il ruolo degli istituti di Alta Formazione e delle Università,
anche in considerazione della prevista soppressione delle SSIS.
Giovanna Guardabasso
illustra la bozza del documento, redatto con la collaborazione di un gruppo
di pedagogisti, in cui viene esplicitata la richiesta della SIEM che la
formazione iniziale sia considerata di pari dignità e durata per
tutti i docenti e si svolga non solo nelle Università con l'istituzione
di lauree specialistiche, ma anche nelle Istituzioni di Alta Formazione
Artistica e Musicale (http://www.siem-online.it/docu/muscrif/formazinsmus.htm).
Forti sono le pressioni in ambiente
conservatoriale perché sia tenuta nella dovuta considerazione l'esperienza
pluriennale delle scuole di Didattica della musica dei Conservatori e sia
riconosciuto il valore abilitante dei diplomi da queste rilasciati.
La stessa Università, come
è noto, pur impegnata ad allargare la propria offerta formativa
musicale, si avvale attualmente nelle SSIS della prestazione dei docenti
di Didattica del Conservatorio, con evidente dispendio di risorse economiche.
Sul fronte universitario è
comunque condiviso, assicura Anna Rita Addessi, il giudizio
che entrambe le istituzioni, ciascuna nella propria autonomia e specificità,
debbano essere riconosciute idonee a rilasciare titoli di studio per l'accesso
all'insegnamento della musica. E' auspicabile a questo proposito, puntualizza
Johannella
Tafuri, che anche l'Università possa disporre, al suo interno,
di sufficienti risorse professionali in grado di garantire il livello della
formazione didattica ai futuri insegnanti.
A conclusione dei lavori, si ipotizza
che la SIEM si dia carico di organizzare la redazione a più mani
di un documento che, avendo come riferimento i due presentati nella giornata
bolognese, riaffermi la necessità della presenza della musica nel
sistema scolastico e ne ribadisca i principi pedagogici e didattici; il
documento dovrà anche servire come base per il confronto con governo
e forze politiche.
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