Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Alta Formazione Artistica e Musicale

CONSERVATORIO DI MUSICA "Giuseppe Verdi" di MILANO

Il Direttore

Milano, 18 maggio 2002

Servizio centrale per gli affari generali
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della ricerca
piazzale Kennedy 30
ROMA — EUR

e p.c.

Ai colleghi Direttori dei
Conservatori di Musica

LORO SEDI

Oggetto: Risposta alla nota prot. 1632 del 10.5.2002 ("studenti stranieri")

Premesso che

si esprime dissenso sul fatto che un ufficio ministeriale emetta una nota la quale, mentre sembra voler chiedere dati conoscitivi di valenza neutra, introduce elementi di innovazione nel delicato settore degli esami di ammissione e della conseguente formazione delle classi; e ciò con una rigida trasposizione di norme dalle Università ai Conservatori attuali, ancora totalmente privi di autonomia e con una realtà effettuale in questa materia largamente irriducibile alla situazione universitaria. Né appare meglio fondata l’opinione che i Conservatori attuali, ancora privi di personalità giuridica, di statuti, di autonomia e di ordinamenti didattici, possano essere frequentati da studenti che, per il solo fatto di essere maggiorenni, siano da ritenersi — loro soli — "riformati" e soggetti quindi alle norme universitarie. L’applicazione della legge sul diritto allo studio da parte dell’I.S.U. agli studenti del Conservatorio di Milano, ad esempio, è avvenuta infatti in via "sperimentale", e si rivolge solo agli studenti che, oltre che possedere il diploma di scuola media superiore, sono iscritti a corsi "superiori" — a loro volta "sperimentali" — a cui sia stato applicato il sistema dei crediti formativi.

Non credo quindi, in coscienza, di poter dar seguito a tale richiesta che non ha per ora fondamento giuridico ed è avulsa dalla conoscenza della situazione reale dei Conservatori.

Si fa infatti notare che:

  1. l’esame di ammissione in Conservatorio, così come regolamentato dalle leggi in vigore (T.U. del 1994 e le altre norme precedenti non in contrasto — tra cui l’O.M. "permanente" del 1985) porta alla compilazione di una graduatoria UNICA, in cui non si può distinguere tra stranieri e italiani.
  2. l’unica differenza tra stranieri e italiani è posta, dalla legislazione attuale, nella necessità che il candidato "conosca" la lingua italiana. Tale norma non riguarda quindi gli "extracomunitari" svizzeri di lingua italiana. Ma vale nella stessa maniera per i cittadini dell’Unione Europea, della cui esistenza la nota in oggetto mostra di dimenticarsi.
  3. se i "termini numerici" nei quali la nota in oggetto chiede che venga formulato un "piano di accoglienza per studenti extracomunitari" sono termini numerici assoluti, tali numeri dovrebbero basarsi su dati complessivi che sono normalmente disponibili solo al termine della seconda sessione d’esame, e quindi qualche settimana dopo la formulazione delle graduatorie di cui al punto precedente. Infatti i posti effettivamente disponibili dipendono anche da quanti allievi sono stati dimessi dal Conservatorio al momento della verifica finale sul profitto e le frequenze (inizio giugno), quanti sono dimessi perché per la seconda volta non hanno superato un esame di compimento di periodo (dati disponibili a fine settembre), quanti sono dimessi perché, al momento dell’accesso al corso superiore, non hanno conseguito la votazione minima di otto decimi (dati disponibili a fine settembre); quanti non hanno rinnovato, per ragioni loro, l’iscrizione al Conservatorio, che va fatta entro il 31 luglio. I "termini numerici" assoluti, quindi, non possono essere disponibili neppure approssimativamente entro il 24 maggio 2002.
  4. se i "termini numerici" richiesti sono termini numerici relativi (percentuali), si fa notare che, per le ragioni sopra esposte, entro il 24 maggio possono essere fissati solo in totale astrazione rispetto alle esigenze dell’istituto, alle sue diverse attività (che vengono organizzate nell’ottobre 2002 e sancite dal primo collegio dei professori dell’a.a. 2002-2003 nel mese di novembre) e alle diverse esigenze dei diversi insegnamenti. In ogni caso, una percentuale "a capocchia" formulata entro entro il 24 maggio 2002 rischierebbe di rivelarsi eccessivamente penalizzante per insegnamenti che ai primi di ottobre si rivelassero sguarniti di allievi italiani ed eccessivamente generosi per situazioni contrarie.
Nello spirito di doverosa collaborazione che ha sempre caratterizzato i rapporti tra questa direzione e il Ministero da cui essa dipende, mi è gradito però segnalare la possibilità di emendare in positivo l’atto amministrativo in oggetto. I suggerimenti sono i seguenti:
  1. utile e legittima è la raccolta di dati conoscitivi, MA rispetto al passato (ultimo triennio?). Ogni Conservatorio ha dovuto inoltrare alla Questura l’elenco dei cittadini stranieri (comunitari ed extra-comunitari) distinti per paese (o continente) di provenienza e distinti per insegnamento. Questi dati potrebbero essere inviati senza alcuna difficoltà entro il 24 maggio p.v..
  2. una programmazione degli accessi è una necessità a cui si potrà sopperire solo e soltanto nel momento nel quale, come in tutti i paesi europei e negli USA, le iscrizioni si faranno entro il mese di dicembre dell’anno precedente e gli esami di ammissione si faranno entro il mese di aprile. Una simile benefica innovazione può essere fatta con semplice atto amministrativo. Qualora fossero in vigore i singoli Statuti delle singole istituzioni, queste date potrebbero essere fissate in autonomia. Ma siccome la legge non è stata finora applicata, il Ministero potrebbe decidere in tal senso, o concedere che ogni Conservatorio decida in autonomia con delibera del Collegio. Tale innovazione comporta però che il Ministero stesso approvi il bilancio preventivo molto prima dell’inizio dell’anno accademico, con un anticipo di quasi un anno rispetto alla situazione attuale. Occorrerebbe anche che la situazione del personale fosse definitiva almeno sette mesi prima della situazione attuale. Se queste due ovvie necessità di anticipo rispetto alla prassi attuale sono giudicate utopistiche, viene ribadito che solo l’applicazione della piena autonomia voluta dalla legge (che ci si ostina a non applicare) potrà permettere la gestione di questi problemi.
  3. una differenza tra italiani, comunitari ed extracomunitari non riveste alcun carattere di funzionalità per un tipo di studi dove si punta soltanto all’eccellenza dei risultati. Possono esserci singoli casi in cui l’accesso di stranieri già diplomati (o laureati) al loro paese può togliere occasioni a italiani non ancora diplomati: questi squilibri possono essere risolti senza difficoltà dalle singole commissioni preposte agli esami di ammissione.
  4. risulta però invece francamente insostenibile una situazione in cui gli stranieri si avvantaggiano di tasse di iscrizione e di frequenza che sono le più basse del mondo: se i cittadini italiani che sono soggetti al sistema fiscale italiano possono invocare, per l’istruzione, la quasi-gratuità del servizio, tale argomento non vale per gli stranieri, comunitari o extra-comunitari che essi siano. Nel caso di alcuni paesi di grande tradizione accademica per l’insegnamento musicale (Inghilterra, Francia, Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Cèca, Russia, Israele, USA, e pochi altri) si deve — a mio parere — invocare una reciprocità di trattamento attraverso specifici accordi numericamente contingentati (ad esempio: 5 posti gratuiti presso il Conservatorio di Milano per allievi inglesi; 5 posti gratuiti presso la Guildhall di Londra per allievi italiani). In tutti gli altri casi (numeri eccedenti la reciprocità; paesi senza tradizione accademica) è indispensabile portare le tasse di frequenza e di iscrizione agli standard europei, offrendo contestualmente agli allievi ammessi le stesse occasioni di borse di studio. Anche questo provvedimento potrebbe essere assunto in sede amministrativa, o direttamente da parte del Ministero, o con l’attribuzione di tale delibera all’autonomia delle singole istituzioni.
Vorrei infine ribadire che, prima di ogni ulteriore intervento parziale, i conservatori italiani vogliono essere messi in grado, con la puntuale e sollecita applicazione della legge di riforma, di diventare centri di eccellenza per il mondo della musica, il quale, più che qualsiasi altro, non conosce confini di sesso, razza, religione e nazionalità.

Distinti saluti





Guido Salvetti