Collana Educazione Musicale EDT/SIEM

AA.VV. SCRIVERE LA MUSICA a cura di Franca Ferrari

Come è organizzato il volume?

I vari capitoli del libro si sviluppano intorno alla ricerca di risposte ad alcuni quesiti di partenza: Come si impara a leggere e a scrivere la musica? Anzi, prima ancora: come si impara a leggere e a scrivere? Quali sono i prerequisiti cognitivi -cioè cosa è necessario si sia già sviluppato nella mente perchè l'insegnamento della lettura / scrittura abbia un senso educativo e risulti efficace? C'è un rapporto tra i metodi didattici nati per insegnare a scrivere la lingua parlata, ciascuno con le proprie motivazioni psicopedagiche, e quelli utilizzabili per l'alfabetizzazione musicale? E ancora: quando e perchè uomini di diverse culture e generazioni avvertono l'opportunità di scrivere la musica? Le funzioni e i criteri che sottostanno alle modalità di scrittura dei suoni in luoghi diversi del mondo possono forse riguardare anche i nostri studenti? Perchè è utile sollecitare in classe l'uso di diversi tipi di notazione musicale anche in un'era come la nostra, in cui tutto sembra demandabile alla registrazione elettronica? Intervengono via via nella ricerca di risposte una serie di esperti, ciascuno fornendo il contributo della propria disciplina: Franca Mazzoli come psicopedagogista, Giovanni Giuriati da etnomusicologo, Annarita Addessi come studiosa di psicologia della musica, Anna Maria Freschi, Donatella Bartolini ed io stessa per la pedagogia e didattica della musica.

A chi potrà risultare utile, secondo te, questo libro?

Penso a tutti quelli che, in contesti educativi diversi, cercano strumenti per riflettere su quanto avviene in classe quando si propongono attività che hanno a che fare con la scrittura dei suoni e della musica e che sono curiosi di confrontarsi con nuove prospettive e repertori, dai metodi sintetici tradizionali per l'insegnamento della lettura e scrittura musicale a quelli analitici, dalle notazioni del canto liturgico buddista tibetano ai diagrammi di Sciarrino.

 

Intervista a cura di Claudio Dina