COLLANA EDT/SIEM

LE METAMORFOSI DEL SUONO a cura di Anna Rita Addessi

Nella introduzione al volume ti poni la domanda con la quale mi sembra opportuno cominciare. Di quale musica contemporanea e di quale educazione musicale si parla nel libro?

Durante gli anni settanta lo sperimentalismo compositivo, da quello più aleatorio a quello più costruttivistico ed elettronico, ha trovato ampio spazio nelle contemporanee e pioneristiche esperienze di sperimentazione didattica, di base, ma non solo: timbri, sound, strutture, strumenti, vocalità e modi di inventare-improvvisare-comporre trapassavano da un ambiente all'altro, dalle performances artistiche alle scuole materne, elementari, medie ecc. (le esperienze di Porena nel Lazio, del gruppo InterMusica a Bologna; le esperienze di Stefani, Tafuri, Spaccazocchi; le proposte pedagogiche di Della Casa, Delfrati; la Scuola del Testaccio a Roma ed altre). Le tendenze compositive ben si armonizzavano con una didattica che spostava il suo baricentro da una didattica dei contenuti a una didattica delle strutture, del loro funzionamento e dei loro significati. Questo volume vuole da una parte porsi in continuità con la "tradizione" compositiva e didattica profondamente sperimentale precedentemente esposta, dall'altra dare degli strumenti teorici e operativi nuovi, per lavorare su e attraverso la musica che si produce "oggi", rispondendo in tal modo anche ad alcuni problemi specifici dell'educazione musicale di "oggi".

Perché un volume sulla musica contemporanea a scuola?

Benché in alcuni ambienti questo repertorio sia ormai un dato di fatto acquisito è tuutora normale incontrare nei corridoi delle scuole insegnanti che pensano che la musica classica si sia fermata a periodo romantico o poco più avanti e che la musica del Novecento sia rappresentata sostanzialmente dai generi rock, pop e magari rap, ignorando che in un progetto interdisciplinare, per fare un esempio, sul '68, si possono ascoltare tanto i musicisti che rappresentano questi ambiti come Bob Dylan o Francesco Guccini, ma anche Luigi Nono e Luciano Berio. Poi c'è il non indifferente problema del possedere gli strumenti per affrontare un certo repertorio con i propri allievi che ritengo possieda profonde potenzialità didattiche.

È dunque possibile sviluppare percorsi sulla musica contemporanea in tutti gli ordini di scuola?

Credo che la risposta alla tua domanda venga dalla strutturazione stessa del volume. Ho ritenuto suddividere i saggi secondo diversi livelli scolastici e indirizzi musicali per mostrare come questo repertorio abbia potenzialità nella scuola materna o elementare, come si può vedere nei primi due capitoli dove vengono resi evidenti i legami tra i processi compositivi di alcuni compositori (Gérard Grisey, Salvatore Sciarrino, György Kurtág), le attività di esplorazione-composizione proposte ai bambini e alcune delle più recenti teorie cognitive, ma anche nelle scuole medie inferiori e superiori come si può leggere nei due successivi. Un'attenzione particolare è stata dedicata all'ambito della propedeutica e didattica strumentale pensando alla situazione italiana, ci è sembrato , infatti, indispensabile proporre dei percorsi di riflessione e di avvio ad una pratica strumentale che permettesse a bambini e ragazzi di sperimentare tecniche e linguaggi della musica di oggi. Naturalmente è stata posta una riflessione sull'uso delle nuove tecnologie che si pone trasversale a livelli e indirizzi. Nell'ultimo capitolo abbiamo realizzato una guida agli usi del computer nella didattica musicale dove partendo anche da nozioni semplici ed elementari, vengono date le informazioni fondamentali sulle potenzialità didattiche e musicali dei calcolatori. Tutti i testi pur essendo accompagnati da riflessioni teoriche e pedagogiche hanno carattere fortemente operativo.

Mi è sembrato che gli stili degli autori siano molto differenti. Qual è l'elemento unificante?

Si è vero gli stili di scrittura sono estremamente differenti e rispecchiano concezioni educative, e forse anche musicali, molto diverse: si alternano proposte di tipo autobiografico, sperimentale, strutturalistico e progettuale, storico e interculturale. Ciò è dovuto ad una realtà educativa musicale molto varia direi addirittura centrifuga. Pur tuttavia i progetti didattici sono tenuti insieme da un comune obiettivo, quello della formazione di un "pubblico" critico e competente, di "produttori" interessati e motivati alla manipolazione, al confronto e all'ascolto di linguaggi e stili musicali contemporanei e in tutti i saggi emerge una particolare attenzione ad indagare nuove dimensioni del suono, siano esse acustiche o elettroniche, secondo modalità esplorative, compositive e di ascolto.

Intervista di Claudio Dina