Torino, “C’era una volta la vijà”: evento RINVIATO causa epidemia

SIEM-Torino

C’era una volta la “vijà”

Rievocazione scenico-musicale delle tradizioni contadine piemontesi

EVENTO GRATUITO
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EVENTO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI



La Sezione SIEM di Torino vi aspetta a Venaria Reale (TO) per porgere un omaggio “scenico” alle donne piemontesi e a tutte le donne: alle ore 21.00, presso l’Auditorium della Scuola Media Don Milani di Venaria Reale (corso Papa Giovanni XXIII) andrà in scena la performance intitolata C’era una volta la “vijà”.

Interpretato dall’attrice Elena Griseri, da Maria Teresa Milano (voce solista) e da Roberto Beccaria (pianoforte) con la partecipazione del gruppo corale “Fuori dal Coro”, C’era una volta la “vijà” è un evento gratuito aperto al pubblico; libera interpretazione di una storia vera presentata attraverso la narrazione, il canto corale e l’accompagnamento di pianoforte per rendere omaggio alla donna e alla cultura piemontese, attraverso la sua lingua e il patrimonio di tradizioni che essa tramanda.


LA “VIJÀ”, LA DONNA, IL MONDO RURALE

Ma cos’è la “vijà”? Nella lingua piemontese il termine traduce il latino vigilia, cioè veglia: l’antica usanza di riunirsi in famiglia (o tra famiglie) nella stalla per trascorrere un tempo di svago e condivisione, ma soprattutto un prezioso tempo di socializzazione durante il quale si consolidavano i legami di quelle piccole collettività. Si narrano storie ai più piccoli, ci si scambiano racconti di gioie e preoccupazioni quotidiane; si improvvisano canti e danze mentre gli uomini intrecciano cesti o lavorano il legname – o magari sono all’osteria.

Durante la vijà nessuno è solo e nessuno ha più freddo: a scaldarti fuori e dentro ci pensa il calore della comunità, e quello delle mucche nelle sere d’inverno.

E come in ogni cultura contadina, anche nel mondo rurale piemontese la donna era un cardine della vita comunitaria; un po’ angelo e un po’ masca, fonte di trasmissione di un sapere antico che veniva tramandato da madre a figlia e da nonna a nipote durante quelle veglie fitte di parole e di piccoli segreti.

La bimba che impara un’arte dalla nonna, la madre che culla un bambino al canto di una ninna nanna, gli occhi di una giovane innamorata sono altrettanti volti e simboli di una sapienza innata e “sottile” che trascorre da un’età all’altra, dai sogni di un’infanzia bambina alla saggezza senza tempo della matriarca.


L’INGRESSO È LIBERO, VI ASPETTIAMO NUMEROSI!



Iniziativa divulgativa autorizzata dal Direttivo Nazionale in data 21 maggio 2019

 

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